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ERESIA!

The Negroni... a drink you better not offer your baby girl!

   | Daniele Miggino (GENOVA). Per la serie “vita da bar” vi presentiamo oggi una star indiscussa: il Negroni. L’aperitivo per eccellenza, il cocktail dei cocktail. Ho vari amici che si bullano allegramente dei rispettivi fegati. Quando vogliono mettere paura sul serio dicono: “Ieri sera ho cominciato con tre Negroni”. Roba che incute timore solo al pensiero. Aperitivo invernale, ma gli aficionados non lo mollano mai, in barba ai Mojito e ai Tequila Sunrise.




   Gin, Vermouth e Bitter. Un terzo di tutto. Bicchiere basso e largo (tumbler), tanto ghiaccio (e non fate quella faccia, piú ce n’è meno si scioglie. Ergo, sorsi piú freschi e meno annacquati). Ma chi pensa che questa formula sia primordiale si sbaglia. Il Negroni nasce dal cugino Americano, probabilmente importato insieme ai pomodori, al mais e alle patate.
   Siamo a Firenze, è una giornata uggiosa tra il 1919 e il ’20. Il conte Camillo Negroni si reca al Caffè Casoni, ma oggi deve essere particolarmente incazzato. Chiede il solito... con l’aggiunta di gin. Il giovane barman Fosco Scarselli esegue intimorito e pensa: “Guarda un po’ cosa mi tocca fare, eresia!”. E invece è buono, cazzo se è buono. Per festeggiare la riuscita gli piazzano pure una mezza fetta di arancio. Et voilà, è anche bello. E siccome ogni cosa in natura è corruttibile, non mancano le varianti. Con la vodka al posto del gin nasce il Negroski, con lo spumante al posto del gin esce fuori il Negroni Sbagliato. De gustibus. C’hanno pure scritto un libro — “Sulle tracce del conte. La vera storia del cocktail Negroni” di Luca Picchi, edizioni Plan — accattatevillo!