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APPUNTI SU BERLINO

by Chiara Merico (MILANO).



   Tegel Flugenhafen. Scendo dall’aereo e una bimba di nove anni sale dietro di me sul bus per il terminal. La seguono a pochi passi la madre e il fratellino di tre anni, ma prima che riescano a salire il bus chiude le porte e parte. La madre sbarra gli occhi, terrorizzata. Io le faccio segno: tranquilla: la bimba è con me. Agli arrivi aspetto con lei che la madre scenda dal suo autobus, il secondo. Efficienza teutonica, è il mio primo pensiero berlinese.


Rauchen verboten?! Ma tutta Berlino è tappezzata di manifesti pubblicitari; oggetto: le sigarette. Strategia forse più onesta di quella italiana, dell’Italia dove lo Stato si fa padre di tutti i suoi cittadini e vieta non solo la pubblicità del fumo, ma anche il fumo stesso nei locali pubblici. Salvo poi intascare le rendite del monopolio statale sui tabacchi. Coerenza italica.


   Großer Stern: lo snodo. Punto centrale, punto di passaggio, di osservazione. Di riflessione? Forse. Ma sicuro da lassù si ha l’idea di dominare le energie di Berlino, che sembrano convergere per un attimo sotto l’angelo dorato, per poi riprendere direzioni divergenti.


   Raum der Stille, posto dove il silenzio è dato per definizione. E come tale non è scontato. Puoi pensare a Brandeburger Tor e a quello che rappresenta, ma non ci arrivi, non puoi capire perchè non c’eri. E allora fa silenzio per te. Per la tua vita, per i momenti in cui hai parlato troppo, per la storia che non hai fatto in tempo a vedere, ma di cui porti i segni.


   Il castello di Berlino — Berliner Stadtschloß. Buttato giù dai bombardamenti, è stato raso al suolo dal governo della DDR per fare spazio alle parate filogovernative, e ora sarà ricostruito con il consenso trasversale di larga parte della politica e dell’intellighenzia tedesca. Se non che il Berliner Schloss rischia di diventare il monumento al niente. Un’altra cattedrale di mattoni nuovi, col tetto in vetro, senza storia. Adesso nella piazza sorge ancora, in rovina, il palazzo rosso della sede del governo della Germania comunista. Un rudere smantellato per paura dell’amianto, con al centro della facciata quello che resta di uno stemma, un cerchio di metallo su vetri rossastri e infissi rugginosi. La sagoma rosso sporco spicca sull’azzurro del cielo sopra Berlino, con alla sua sinistra la cupola verde e la croce d’oro del Duomo. Dio e il socialismo si possono osservare in un solo sguardo, possono entrare nella stessa foto. Che senso avrebbe un castello nuovo e vuoto? Ricostruire, forse, non è sempre necessario. Forse non qui. Non in questo caso.