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LITUANIA MON AMOUR

Travelling with little money to most beautiful places: Vilnius is one of them.

   | Emma Farnè (ROMA). Perché la Lituania? Perché non una meta turistica pubblicizzata dai cataloghi, dove si può sempre andare a mangiare la pizza, e parlare in italiano? — Proprio per evitarlo!
   Per arrivare in Lituania ho preso il treno da Berlino, passando da Varsavia. Da lì ho preso il treno per Vilnius, cambiando a Mockava, al confine con la Lituania. Avevo un posto “finestrino”, anche se il finestrino era stato sostituito da una lastra di linoleum, materiale molto diffuso nell’ex URSS (pavimenti, bagni, mura, tutto di linoleum!). In totale, quasi 20 ore di viaggio, ore fatte di pianure sconfinate, case diroccate, colline, e di mucche legate al guinzaglio.



   Il pavimento del treno era ricoperto di un tappeto simil-persiano. Ogni due ore il controllore mi offriva da bere. Passeggiando sul vagone ho scoperto che era lui a fare il dj, era lui a trasmettere la musica di un genere indefinibile che usciva dagli altoparlanti. Quando sono arrivata a Vilnius, dopo un viaggio nell’umanità dell’Europa orientale (erano le otto di mattina e un ragazzo mi ha offerto vodka), sono scesa dal treno e un vecchio mi ha preso per mano, e senza che gli chiedessi niente mi ha accompagnato alla fermata dell’autobus che mi avrebbe portato all’ostello. Sono rimasta a Vilnius per circa una settimana. Mangiavo al ristorante a pranzo e a cena, spendendo al massimo otto euro, per un pasto di lusso. Un panino farcito costava 70 centesimi, e si trattava di una baguette piena di prosciutto. Al ristorante i camerieri e a volte anche il cuoco si sedevano al tavolo per chiacchierare, mi chiedevano da dove venissi, e si stupivano del fatto che fossi venuta a fare la turista. La città è meravigliosa: le chiese “grattano” il cielo sempre blu (non c’è inquinamento, vanno tutti in bicicletta) con le loro cupole un po’ a cipolla e un po’ gotiche. Molte sono chiuse, la città non ce la fa a pagare i restauri. Spesso mi è capitato di vedere affreschi che cadevano letteralmente dalle mura e impalcature fatte di legno e pochi chiodi. Sulle strade ampie e piene di fiori, i palazzi bianchi, con grandi finestre senza tende, fanno sentire nel paese delle fate. Andare al supermercato è stata un’esperienza unica, non solo per i prezzi bassissimi, ma anche per i prodotti, che non ho mai visto in Italia. La birra del posto —Svyturys— è la migliore che abbia mai bevuto. La gente del posto è molto ospitale, spesso ho parlato anche con persone che non conoscevano bene l’inglese. A volte mi sentivo come la straniera ricca che portava i soldi al povero orientale, soprattutto nei mercati frequentati solo dai locali.



   Se avete tempo, andate fuori Vilnius, è pieno di foreste, laghi e parchi naturali. Con poche ore di treno si arriva a Klaipeda, sul mar baltico, dove con il traghetto si arriva a Neringa, penisola ricoperta di dune di sabbia, su cui si racconta una meravigliosa leggenda. Per saperne di piú, basta partire!

| Dormire (ostello altamente consigliato): Lithuanian YH, filaretu st.17 Vilnius; max. 13 euro/notte a persona per la doppia, forniscono biciclette e connessione Internet gratis. www.lithuanianhostels.org. Viaggio: Da Milano, a partire da 45 euro, in aereo: www.lal.lt/en
Per altre informazioni: emma_farne@hotmail.com