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UNIVERSITÀ IN LOTTA

Chilean universities protest against their privatisation — one student killed by police bullet.

   | Frank Zurlo (MILANO). In un periodo in cui in Europa le lotte studentesche universitarie sembrano un lontano ricordo, relegate, in Italia, agli anni della Pantera e piú in giù agli anni ’70, le notizie che giungono dall’altro emisfero, dal Cile, sembrano provenire da un’altra epoca.
   Dal 15 maggio quando il Senato cileno ha approvato a stragrande maggioranza La ley de financìamento de la educacìon superior (Legge di finanziamento universitario) si succedono infatti a ritmo instancabile mobilitazioni e manifestazioni di protesta. Mobilitazioni che hanno suscitato per contro una violenta risposta repressiva del governo presieduto da Lagos. Una repressione sfociata in una cospicua mole di arresti arbitrari (in prevalenza nella capitale Santiago) e, purtroppo, anche nell’uccisione, il 19 maggio, dello studente Daniel Manco, colpito da un proiettile d’arma da fuoco durante violenti scontri avvenuti a Tarapacà.
   Secondo gli studenti la legge sarebbe un primo passo verso la totale privatizzazione dell’universita cilena. Un’università, quella cilena, che libera e gratuita fino al 1973 (anno del golpe di Pinochet), è stata resa negli anni sempre piú costosa e proibitiva per gli studenti.
   Uno strumento per ovviare al problema è stato sinora trovato nel Fondo de Credito Solidario, una forma di credito messa a disposizione dallo Stato per permettere l’accesso agli studi anche agli studenti di condizioni piú disagiate. La legge appena approvvata prevede la privatizzazione di questo fondo (vale a dire il passaggio del suo portafoglio a banche, compagnie d’assicurazione ecc...) e contemporaneamente l’apertura di esso anche agli studenti di atenei privati. Si tratta di una misura che potrebbe avere effetti dirompenti sul diritto allo studio nel paese sudamericano. I requisiti per accedere al fondo rischiano infatti di diventare sempre piú stretti — poiché legati appunto all’“utile” di compagnie private — e allo stesso tempo il prevedibile aumento degli interessi sul prestito agli studenti rischia di spingere molte famiglie cilene all’indebitamento.
   Tuttavia l’ostinazione degli studenti cileni — i quali hanno sfidato apertamente l’ultimatum dato alle loro proteste dal presidente Lagos, che avrebbe voluto “un ritorno alla normalità” entro il 21 maggio — ha dato i suoi frutti. Il governo ha infatti aperto un tavolo di lavoro con i rappresentanti degli studenti: all’ordine del giorno non solo la nuova legge, ma anche la proposta, fortemente sostenuta dagli studenti, di un piano di differenziazione delle rette a seconda della condizione economica — in Cile infatti tutti gli studenti, indipendentemente dal ceto di appartenenza, sono costretti a corrispondere la medesima quota. Anche l’università, quindi, nel paese che giustamente Gloria Munoz Ramirez de “La Jornada” ha definito “la cattedrale del neoliberismo dell’America Latina” si avvia a divenire un’impresa a fini di lucro. La cosa non sorprende in uno Stato in cui quasi piú nulla è in mano al settore pubblico — e di poco fa, la notizia che, in seguito alla cessione a privati di quattro delle principali arterie stradali della Capitale Santiago, verrà imposto su di esse un salato pedaggio di transito...
   Insomma in un momento in cui in da altri paesi del Cono Sud (come il Venezuela di Chávez o — corruzione a parte — il Brasile di Lula) sembrano venire segnali incoraggianti sulla via del progresso e della giustizia sociale, il paese andino sembra scivolare nel baratro della deregulation e del liberismo selvaggio.