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BRUTALMENTE PATERNALISTICO

The referendum in Italy on assisted fecundation failed with 2/3 of democratic absence.

   | Chiara Merico (MILANO). Domenica 12 giugno: si vota, vota sí. Uno slogan semplice, forse troppo, ma diretto. Peccato che non sia mai apparso su nessun manifesto: l’ho preso dalla copertina di uno dei pochi settimanali schierati a favore del sí. Un messaggio troppo chiaro, troppo facile: prenditi le tue responsabilità e vai al seggio. Oggi è il 12 giugno e sono le sei del pomeriggio: non so come andrà a finire, ma la sensazione è amara: per molti italiani oggi non si andrà a votare, neanche per votare no.


[cittadini italiani poco prima della fecondazione assistita]

   Il voto in questione è quello del referendum per abrogare alcune parti della legge 40 sulla fecondazione assistita: troppe le parole spese in questi giorni e in questi mesi attorno a questo tema scivoloso, tanto da ridurlo, come d’abitudine in Italia, ad una piccola contesa politica. A favore del sí hanno lottato importanti scienziati, hanno alzato la voce mamme famose come Simona Ventura e Monica Bellucci insieme ad altre, mai apparse in volto, ma testimoni dell’esperienza terribile della fecondazione assistita: un figlio che non arriva, che sembra non voler essere tuo, e tu che faresti davvero di tutto per poterlo avere. Ma il messaggio non è passato: si è scontrato contro il muro alzato da una tattica piú subdola, strisciante, “italiana” nel senso piú becero del termine. Se non sei d’accordo, se non hai capito, se pensi che l’argomento non ti riguardi, non c’è bisogno che tu vada a votare. Non ti alzare, vai al mare, vai al lavoro: diserta le urne. L’intento è chiaro e semplice, molto piú dello slogan che invita a votare sí: se il 50% degli elettori piú uno non vota, il referendum fallisce. Non vince il no, ma la legge resta comunque invariata. “Sulla vita non si vota”: ecco servito un comodo alibi per tutti, e sono tanti, gli italiani che si sono posti dei dubbi, che nonostante ore di dibattiti tv e migliaia di articoli non sono riusciti a comprendere i quesiti del referendum. Strategia sleale ma efficace: in prima linea nel partito dell’astensione c’è la Chiesa cattolica, con a ruota la galassia delle organizzazioni, politiche e non, che le gravitano intorno. Molti credenti cattolici si sono visti “consigliare” dalle autorità religiose di non andare a votare: in un ospedale gestito da suore non è stato neanche allestito il seggio per i malati. In un modo o nell’altro il messaggio è passato: non votate, perché non siete in grado di capire, oppure perché spetta solo a Dio decidere su questioni che hanno a che fare con la vita. Per questo stamattina, in un seggio quasi deserto, ho fatto quattro croci sul sí: perché credo che spetti anche a me decidere. “Non bisogna mai, in nessun caso, temere l’immaturità degli elettori: ciò è brutalmente paternalistico: è lo stesso ragionamento che fanno i censori o i magistrati quando considerano il pubblico immaturo per vedere certe opere”: lo diceva Pasolini, a proposito del referendum sul divorzio, trentuno anni fa.