contents
 
inside
europa
international
special
holidays
cultur
 


 
cultur
the art of marco zezza
pizzafest in cork (en)
aristide gagliardi: senza titolo (it)
l’atto poetico (it)
der neue sexus (dt)
sale e... murales (it)
contemporaneo a chi? (it)
la vita è arte (it)
nachtrag zum holocaustmahnmal (dt)
european cultural dates
   bookshells
fuori della tv (it)
   b-sides
funkstörung (it)
achtung banditen! (it)
      
CONTEMPORANEO A CHI?




Emilio Villa’s (*1914 †2003) translations of the bible are a legacy of the reasonable word.

   | Giancarlo Alfano (NAPOLI). Nella nota autobiografica di “Attributi dell’arte odierna” (Feltrinelli 1970), Villa scriveva che la sua “opera verbale” si trovava “in una posizione che in parte è parassitaria e in parte è generativa dell’arte che aggredisce e che getta […] una luce e riverberi allarmanti [sull’]arte che chiamiamo contemporanea (ma contemporanea a chi?)”. Con questa fulminante indicazione sulla impossibilità dell’arte di essere contemporanea, di essere cioè in una dimensione di coesistenza temporale con chi la produce e con chi la fruisce il poeta di origine lombarda apriva un importante squarcio nella sua riflessione estetica. Era una posizione certo paradossale, ma ben radicata nella cultura del s. XX, in cui spesso si è insistito sulla dissociazione tra arte e tempo, secondo una diffusa ispirazione gnostica che accomuna — tra gli altri — il Surrealismo a certa letteratura del Modernismo.
   Emilio Villa, nato nel 1914, dentro questo clima s’inserisce perfettamente, il che spiega la sua prossimità a Duchamp e la sua distanza — si direbbe siderale — da Andy Warhol (ben illustrata nella sua biografia, “Il clandestino”, realizzata da Aldo Tagliaferri). E questa idea di a-sincronicità dell’arte si fa palese nelle traduzioni bibliche che hanno contrassegnato permanentemente la sua attività, dai giovanili studi presso il Pontificio Istituto Biblico, alla pubblicazione nel 1947 di “Antico teatro ebraico. Giobbe. Cantico dei cantici”, fino agli ultimi giorni di vita ancora passati ad annotare e confrontare testi ebraici, greci, aramaici, egizî, accadici. Di questa “lunga fedeltà” testimonia lo splendido volume “Proverbi e Cantico. Traduzioni dalla Bibbia”, curato da Cecilia Bello Minciacchi per l’editore Bibliopolis (2004): non soltanto si legge infatti qui una diversa traduzione villiana del “Cantico dei Cantici” (già tradotto nel 1947) e una traduzione dei Proverbi, ma si trova, depositato in un ricco apparato, il complesso lavoro annotatorio del traduttore. In questo confronto con un testo considerato come fuori del tempo, contemporaneo a nessuno, Villa sperimenta nella pratica della sua vita lo scontro con l’Origine (“Genesi”) e la Lingua, cosí rimodulando attraverso la storicità delle proprie parole, della propria lingua, quella incompiutezza radicale che ci fa tutti eredi della Torre di Babele, di quella Tour de Babele/Babil sulle cui macerie — come insegnò Paul Zumthor nel suo ultimo libro (“Babele ou l’inachèvement”) — noi tutti restiamo inchiodati a balbettare.

| The author teaches Italian Literature in Naples. He is concerned about literature of the Renaissance and contemporary literature. He has also written about Robert Musil, Thomas Pynchon and Samuel Beckett.
| EXHIBITION: “Dialoghi d’arte” — Images of Bruno del Monaco, June 15 – July 15, 2005, at the Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Palazzo Serra di Cassano, via Monte di Dio Napoli, 14, Naples
| www.bibliopolis.it