|
LATTO POETICO Simple suggestions how to improve your everyday life (or: possibly useful exercises to overcome your bigotry, ghettos and mental limits of all kinds) | Chiara Piraccini (Paris). Jodorowski è piú attuale che mai, lo è sempre... attore, scrittore, sceneggiatore di fumetti con Moebius, regista di film visionari come El Topo e La Montagna Sacra, interprete di sogni, lettore di tarocchi, poeta, regista teatrale, apprendista mago, e credo molto altro ancora. Nato in Cile da emigranti russi, è cresciuto con Allende negli anni sessanta, ma poi è fuggito per attraversare il Messico, gli Stati Uniti e installarsi in seguito in Europa. Non so se sia possibile pensare a qualcuno che piú di lui sia stato capace di balzare allegramente da una disciplina allaltra: ha raccontato disordinatamente storie e idee importanti, con ogni forma di espressione possibile. Un monumento alla libertà folle del pensiero. Voglio ricordare un suo libro, edito da Feltrinelli per 5 euro o giù di lì, si chiama Psicomagia: è una specie di intervista fiume in cui racconta il suo percorso mentale e artistico. Leggerlo fa bene. Mi ricordo in particolare del primo capitolo, dove parla di quello che definisce latto poetico, e racconta di quando da ragazzo, con due amici, per passare il pomeriggio si metteva a fare dei gesti apparentemente strani, lontani dalla meccanica del giorno qualsiasi: tipo mettersi improvvisamente a camminare in linea retta, senza fermarsi davanti agli ostacoli, scavalcando macchine e recinzioni, entrando e uscendo dalle case della gente, senza fermarsi e spiegando divertito il perché alla gente, che daltronde sorrideva. Improvvisamente si creava un gioco, una magia destinata a sfalsare la percezione della realtà di quel tanto che basta per renderla vitale... Voglio dire: voi ricordate, cè stato un momento in cui tutti piú o meno giocavamo, no? Cosa è successo, dopo? Perché a un certo punto si è smesso? Parlandone con gli amici, ne sono venute fuori delle proposte: si tratta di formulare dei gesti possibili, senza un senso compiuto, o meglio, con un senso altro rispetto alla mera utilità del responsabile gesto quotidiano (che spesso, magari, nasconde un completo vuoto di senso...). Insomma, si tratta di giochi, per dirla tutta, che a quanto mi ricordo erano un ottimo antidoto contro la ghettizzazione del cervello. Daniela ha detto che le piacerebbe chiudersi per una settimana in casa, completamente al buio, per capire se si può iniziare a vedere come i gatti, se gli altri sensi sentono di piú, se alla fine quando esci di casa la luce è davvero bianca come nei finali dei film di Tarkowskij. Bruno ha detto che gli piacerebbe dedicare un po di tempo a osservare da vicino come cresce una pianta, sotto i suoi occhi: insomma essere da quelle parti quando sboccia un fiore. Chiara a volte attraversa la strada a Milano con circa quattro chili di arance, che lascia sistematicamente cadere fra le strisce pedonali, e raccoglie con una dolce lentezza, davanti agli automobilisti inferociti. A Giovanni piacerebbe leggere veramente Proust senza fare assolutamente niente altro per entrare di persona nelle sue pagine... Io spesso prendo autobus che non so bene dove portino, per vedere cose nuove in città, e osservare la gente che sale: perché per me, anche se è urbano, ha lo stesso il sapore di un viaggio... Turismo interno. E via dicendo. Si accettano proposte. Credo che il quotidiano sia il luogo adatto per iniziare a ritagliare spazi di libertà... Che poi magari si estendono a tutto il resto. | Alejandro Jodorowski: Psicomagia, Feltrinelli 2002 vedi anche: www.psicotecnica.org, official A. J. website |