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INTELLIGENZE PRECARIE

Fair chances on the working market have become a question of qualified middle-class academics — it’s the begin of their bitter consciousness to be dispensable.

   | Fabio Santelli (ROMA). Nella “Società dell’Informazione” la conoscenza è il principale mezzo di produzione e in un contesto di scolarizzazione di massa la moderna divisione sociale del lavoro dispone i lavoratori cognitari come operai della catena di montaggio del General Intellect del capitale. Sono illuminanti a riguardo le parole di un personaggio di “Millennium People”, l’ultimo romanzo di J. H. Ballard, che appaiono la presa di coscienza di quella che una volta potevamo chiamare middle-class: “Le professioni basate sulla conoscenza sono l’ennesima industria estrattiva. Quando le vene si esauriscono, veniamo scaricati, come un sacco di software scaduto. Mi creda, capisco bene perché i minatori erano entrati in sciopero”. Ma se nel secolo scorso la classe operaia riuscì ad affermare i propri diritti adesso, se si osserva la misera realtà precaria dei cosiddetti brainworkers, assistiamo ad un’intera generazione costretta allo sfruttamento e all’insicurezza.
   Lavoratori intermittenti dell’informazione, dello spettacolo, ricercatori, dottorandi, laureati vedono inevitabilmente infrangere le proprie traiettorie di emancipazione in una condizione senza futuro né speranza dove la precarietà, lungi dall’essere una parentesi provvisoria, rappresenta l’orizzonte unico della loro esistenza. La precarietà istituzionalizzata — ovvero il totale annientamento di diritti fondamentali conquistati in cinquant’anni di lotte sindacali — è una prospettiva annichilente dove l’utopia della liberazione dell’uomo dal lavoro si trasfigura paradossalmente nell’incubo della liberazione del lavoro dall’uomo, cioè da tutto ciò che di umano, civile, libero possa esserci in una relazione tra persone, in un contratto. Centralità della conoscenza e precarizzazione dei rapporti di lavoro sono quindi i tratti peculiari dell’economia attuale in cui l’università gioca un ruolo fondamentale essendo ormai diventata — complici le riforme market oriented — il luogo di riproduzione del precariato. Da una parte con il Bologna Process (l’adattamento degli standard universitari a livello europeo) la didattica è piegata alle esigenze delle imprese che chiedono insegnamenti immediatamente spendibili nel mercato; dall’altra l’università stessa limita l’accesso ai saperi attraverso l’aumento indiscriminato delle tasse, tutelando la proprietà intellettuale in difesa del monopolio delle case editrici e privatizzando le conoscenze che essa stessa produce nei suoi laboratori attraverso la deposizione dei brevetti. È chiaro a tutti che solamente lottando per un’università realmente pubblica si può costruire un sapere non ricattabile.

| references: www.bologna-bergen2005.no;
www.bologna-bergen2005.no/Docs/00-Main_doc/030919Berlin_Communique.pdf

| WORK|OUT Links: Bologna Process