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TOLLERANZA ZERO

The “beloved” pope and Bush: tolerance and repression as equivalent ways to execute irrational rationality.

   | Veronica Raimo (ROMA). I funerali di Papa Giovanni Paolo II hanno rappresentato una sorta di rovesciamento carnevalesco dell’attuale situazione politica: un banchetto lugubre in cui nemici giurati potevano stringersi la mano in segno di un preteso cordoglio universale. Il vecchio Papa sarà ricordato come il Papa della tolleranza, Il vecchio Papa sarà ricordato come il Papa della tolleranza, dell’apertura all’altro, del pacifismo: un abile statista in grado di conciliare destra e sinistra, credenti e non credenti, soffocando lo spazio per il conflitto in una dimensione irreale e affabulatoria. Ognuno sembra riconoscere una parte di se stesso nella sua visione del mondo, nelle sue azioni e nelle sue parole. Intuire l’implicito pericolo che si annida sotto tale appropriazione simbolica non è difficile. Basta tornare all’immagine del funerale per capire quali sono gli inganni che si producono sotto il falso mito di questa immediatezza, e quanto l’immagine stessa sia vittima di una trasformazione feticista. Bush padre e Bush figlio sono lì insieme a un Clinton costernato, il presidente della Siria Bashar al Assad, a denti stretti, stringe la mano del presidente israeliano Moshe Katsav, e il principe Carlo d’Inghilterra è costretto a far altrettanto col presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe.



Regardless of who applies it, reason does not have any more affinity to violence than to mediation; in accordance with the different situations of groups or individuals it will make appear peace or war, tolerance or repression as the “given”.

M. Horkheimer, T.W. Adorno: “Dialektik der Aufklärung”, New York 1944


   Tutto questo non ha niente a che fare con la politica, come sottolineano prontamente le agenzie di stampa: “Il protocollo richiede che i partecipanti si scambino una stretta di mano come formalità”. Come ha intuito il filosofo sloveno Žižek, i due temi che caratterizzano oggi l’atteggiamento liberale e tollerante nei confronti degli Altri sono: il rispetto dell’alterità e la paura ossessiva della molestia, ossia l’accettazione dell’Altro nella misura in cui non è veramente Altro e il diritto fondamentale a non essere molestati. Questa è stata l’ideologia vaticana degli ultimi tempi, e la ragion sufficiente per essere assimilata cosí bene da una sinistra progressista occidentale e laica, che, ad esempio, si apre all’Islam solo per incamerare i suoi aspetti già integrati, e lascia fuori quello che non può essere integrato, tacciandolo di deriva fanatista. La risposta al fanatismo religioso diventa una secolarizzazione di tipo sempre piú aggressivo, che trasforma la religione stessa nella rappresentazione dei suoi aspetti piú materiali, del suo apparato meramente folkloristico. Il cosiddetto dialogo inter-religioso, portato avanti dalla chiesa cattolica, piú che a una chiacchierata fra amici assomiglia alla ramanzina di un maestro pedante verso i suoi alunni discoli; il principio che sta dietro ai missionari con la fissa dell’evangelizzazione non è proprio questo? Il razzismo implicito in questa versione soft di multiculturalismo emerge nella domanda che si pone Žižek a riguardo: “Quando capisco se ho buone relazioni con un membro di un altro gruppo etnico? Quando si rompono le barriere. Certo non quando tratto l’altro con rispetto, ma quando iniziamo a raccontarci storielle sporche”.
   A quanto pare sembra che la violenza abbia trovato strade nuove per riproporsi, mentre la violenza pura, l’urlo anarchico, è diventato il grande tabù della società attuale. La coscienza progressista, barricata dietro il simulacro della tolleranza, ha scovato il modo per delegare la necessità della lotta al territorio dell’impossibile e dell’immorale.

| Žižek in WORK|OUT