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EFFETTO VENDOLA

The regional elections in Italy have been an important signal for Italy — in particular, the success of the leftist leader and declared homosexual Nichi Vendola in Puglia — towards less discrimination?

   | Massimiliano Nardella (ROMA). Possiamo parlare di ecatombe, disfatta, disastro, sconfitta e chi piú ne ha piú ne metta, ma preferisco definirla una vittoria frutto di tanta caparbietà e competenza che sa di libertà e democrazia. Le elezioni regionali del 3 e 4 aprile scorsi e quelle successive tenutesi in Basilicata il 17-18 hanno evidenziato un forte desiderio di rinnovamento da parte degli elettori italiani. La tragedia del centro-destra si è consumata anche e soprattutto sotto il sole cocente della Puglia e il nuovo Presidente della regione ha un nome, Nichi Vendola, che sanno di favola, film e leggende metropolitane. Il 46enne di Terlizzi (Bari) non è un uomo qualunque; laureato in Lettere e filosofia, giornalista, editorialista, poeta e scrittore, è da circa dieci anni uno dei massimi esponenti della Commissione parlamentare antimafia.


   Nell’occasione si è trasformato nel buon Davide, abbattendo Raffaele Fitto, quindi Golia o se preferite Pinocchio, burattino di legno di quel Geppetto che è, niente po pò di meno che, il “nostro” Presidente del Consiglio, da anni però assente ingiustificato. Nichi Vendola grazie al suo linguaggio, cauto e composto, se vogliamo anche emozionante (tant’è che Gianluca Arcopinto ha girato un film in suo onore, dal titolo “Nichi, un comunista”), si erge a paladino del popolo pronto a rivalutare i contenuti artistici e culturali della Puglia. I suo successo assume un significato particolare se consideriamo che in Italia per la prima volta un candidato omosessuale vince le elezioni politiche, per giunta in una regione dai valori forti, rigidi e, teatro di convinzioni e pregiudizi difficili da rimuovere. Un successo importante per affermare il concetto di multiculturalismo, tutelare e difendere le minoranze e combattere ogni forma di discriminazione, piccola o grande che sia. Insegnamento da impartire al garante del feudalesimo e compagnia bella, al Premier filo-americano e al direttore del “Domenicale” che non hanno nulla da fare se non quello di ribadire l’intenzione di voler abolire il 25 aprile, vale a dire il giorno forse piú importante del secolo che ci siamo lasciati alle spalle.

| www.nichivendola.it