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PROHIBITION A BOLOGNA


What happened to Bologna? In the oldest university city of the world the students have to be educated by repression?

   | Uva Dorti (BOLOGNA). Gli usi e i costumi di una nazione, si sa, sono legati alla sua storia politica ma anche economica. La storia italiana non può prescindere dal suo amore per il vino, tramandato da generazione in generazione e che ci vede tra i pił eccellenti produttori al mondo. Un po’ come tra gli amici tedeschi si beve birra, tra quelli olandesi è tollerato l’uso di marijuana, o come per gli amici inglesi il consumo di te: da noi si beve il vino! in famiglia, con i nonni, a natale e ai compleanni a tutti gli eventi sociali e logicamente con gli amici.
   Nella città di Bologna l’amministrazione comunale sta portando avanti un esperimento abbastanza inconsueta nel nostro paese: all’interno delle mura della città non si possono vendere alcolici dopo le 21:00, le motivazioni addotte a questa scelta sono la necessità di ridurre il degrado sociale. Con la parola degrado si indicano i giovani clochard, tossicodipendenti che barcollano per strada, ma anche studenti universitari che vivono il momento conviviale della piazza come punto di incontro di scambio di idee e luogo per la nascita di nuovi pensieri e iniziative. Una scelta assolutamente miope quella di considerare con l’etichetta degrado personalità assai diverse e con finalità antitetiche. Sottilissima, quindi, è diventata la linea di confine che ci separa da una condizione repressiva.
   Altre possono essere le iniziative per i clochard o i tossicodipendenti, individui presenti in ogni città dell’occidente(e non solo), che come in ogni nazione rappresentano il fallimento della società. Sicuramente pił sensato parrebbe a tutti un programma di sostegno per questi ragazzi. Infatti, proibirgli una bottiglia di vino cambierebbe la loro condizione? Chi vuole credere in questa assurdità potrebbe occupare invece il suo tempo nella realizzazione di un centro di aggregazione sociale per i giovani studenti ed in progetti di rieducazione e disintossicazione per quelle categorie di persone che andrebbero aiutate e non ghettizzate.




foto by Umberto Cioffi, 1st of May 2005


in italiano

   | Die Verwaltung der Stadt Bologna, der ältesten Universitätsstadt der Welt, führt ein in unserem Land einmaliges Experiment durch: Innerhalb des Stadtkerns dürfen keine alkoholischen Getränke mehr außer Haus verkauft werden. Der Grund: man will dem "sozialen Verfall" Einhalt gebieten. Mit Verfall sind obdachlose Jugendliche und durch die Straßen schwankende Drogenabhängige gemeint, aber auch Hochschulstudenten, die die Piazza, den öffentlichen Platz, als Treffpunkt zum Austausch neuer Gedanken und Initativen seit Jahrhunderten gesellig bevölkern. Es ist eine, gelinde gesagt, stumpfe Sicht der Dinge von seiten des Stadtrats, das Etikett Verfall auf alle Städtebewohner mit ihren durchaus gegensätzlichen Lebensgewohnheiten anzuwenden. Die Linie, die uns jetzt von einem gänzlich repressiven Regime trennt, ist damit sehr dünn geworden.
   Die Maßnahmen für Clochards und Drogenabhängige, die in jeder westlichen Großstadt leben und das Versagen der Armutsbekämpfung jeder Gesellschaft verkörpern, können andere sein. Sicher wäre ein Programm zur Unterstützung dieser Jugendlichen angebrachter. Denn seien wir ehrlich: ihnen den Kauf einer Weinflasche zu verbieten, kann ihre Situation verändern? Statt dieser Absurdität Glauben zu schenken, sollte Zeit und Energie vielmehr darin verwendet werden, Treffpunkte für Jugendliche zu schaffen und den Bedürftigen mit Beratungs- und Entgiftungsprojekten beizustehen, anstatt sie zu ghettoisieren.

| Übersetzung: T.B.