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ECATOMBE DEMOCRATICO

The regional elections in Italy — what happened and what it means.

    | Francesco Ferrando (GENOVA). Le regionali di aprile in Italia hanno decretato la sconfitta del Centrodestra. Una sconfitta netta, che non lascia dubbi sul fatto che Berlusconi e soci siano ormai minoranza nel paese. Undici regioni all’Unione. Solo nel Veneto e in Lombardia il centrodestra ha resistito. E con difficoltà enormi.
   Sorprendenti soprattutto le proporzioni, tali da costringere i vertici del Polo ad ammettere il crollo. “Un ecatombe” ha commentato il presidente uscente del Lazio, Francesco Storace. Inaspettata forse, non inspiegabile. I sintomi c’erano, nonostante la Casa delle Libertà abbia tentato in tutti i modi di occultarli. In un paese dove il 90 percento dell’informazione non fosse stata in mano al presidente del Consiglio, sarebbe stato piú facile scorgerli. Segnali di un’Italia sofferente, da molti punti di vista. A poche ore dall’ormai chiara debacle, il vicepresidente Fini cercava di giustificare il clamoroso crollo, attribuendone le cause alla crisi economica, patita soprattutto dalla classe media. Il giorno seguente, il Premier minimizzava, riconoscendo come unica colpa del governo, quella di non aver saputo comunicare agli elettori i buoni risultati ottenuti. Viene da chiedersi, quantomeno, in che modo la Casa delle Libertà abbia impiegato tutto lo spazio concesso dal monopolio televisivo berlusconiano.
   Non è una questione di comunicazione. O meglio, la comunicazione c’entra quando prende la forma di una valanga di frottole, raccontate agli italiani in modo spudorato. Le parole di Fini ne sono la conferma, in un certo senso. Se la nazione ha punito il centrodestra per una situazione di disagio, per quale motivo fino a due settimane prima il Premier continuava a ripetere che tutto andava bene? Si è cercato di coprire, in modo grossolano, una situazione chiaramente disastrosa. Non è stato l’unico tentativo in questo senso. Si può annoverare tra le bugie a fine propagandistico, anche la famosa riduzione delle tasse operata dal governo. Riduzione che ha toccato solo le fasce di reddito alte, lasciando le briciole a quelle piú povere, niente del tutto a quelle medie. Traducendo la questione in termini un po’ demagogici: contano di piú alcune migliaia di euro pro capite risparmiate da una porzione ridotta e agiata della popolazione, o le difficoltà oggettive della stragrande maggioranza della popolazione a condurre una vita normale? Qualche tempo fa, si sentiva dire che la sinistra era in crisi perché non era piú capace di parlare alla gente. Di sicuro il centrodestra non ha saputo dare alla società civile le giuste risposte, cercando anzi di camuffare i problemi.

Come evolverà la situazione in vista delle Politiche del 2006?
   La situazione per il governo non è facile, per non dire che è impossibile. Berlusconi ha dichiarato, fiducioso, di aspettarsi dal referendum la vera conferma della volontà degli italiani. In realtà non ha capito, o finge di non capire, di essere in una situazione senza troppi sbocchi. Il crollo subito nel Sud è in qualche modo sintomo anche della scarsa attenzione riservata al Meridione da parte del governo, pronto invece ad assecondare le bizze campanilistiche della Lega. Ora la devoluzione pone di fronte a un bivio. Soluzione Uno: continuare su questa strada e rischiare di perdere definitivamente il Mezzogiorno. E allo stesso tempo, dare piú poteri alle regioni, quasi tutte ormai di segno opposto. Oppure tornare indietro, provocando una spallata da parte della Lega, perdendo magari consensi nelle poche aree ancora favorevoli. Per ora, Berlusconi sembra essere riuscito a prolungare di un altro anno la sopravvivenza del governo, aiutato anche dalle circostanze. Ora che la barca fa acqua, non solo l’equipaggio cerca di salvare la propria pelle, ma vengono a galla anche inimicizie e faide interne. E sono proprio le frizioni all’interno di Alleanza Nazionale, il fattore sfruttato dal presidente del Consiglio per tener buono il partito di Fini e tappare provvisoriamente le falle.
   In questo gioco, l’unica a guadagnarci è stata la Lega. La nuova rosa dei ministri ha del comico. Include lo sconfitto Storace, fiero avversario di Fini, rentegra il disastroso ex ministro dell’economia Tremonti. Arriva a sfiorare il ridicolo con un ministero leghista per la devolution e uno per la “coesione territoriale” (leggi “antidevolution”) in mano ad An. Tutto questo potrebbe tradursi in un anno d’immobilità politica, con una situazione economica ai limiti dell’emergenza. Ad oggi, all’Italia serve una manovra da 35 miliardi di euro, fantascientifica se rapportata allo stato dei settori produttivi e alla litigiosità della maggioranza.
   In ogni caso, si accettano scommesse sulla longevità del nuovo governo. Gli alleati di Berlusconi non hanno fretta, né brillano per spirito di sacrificio. L’Udc, che spesso si è dissociato dalle posizioni del governo, è forte della sua posizione al centro dell’elettorato. Alcuni sondaggi, in caso di elezioni anticipate lo collocherebbero addirittura all’undici percento, segno che storicamente esiste ancora un elettorato forte di stampo democristiano. Inoltre, potrebbe anche non aver troppi problemi a cambiare sponda. La Lega ha uno zoccolo duro di elettori che conta piú della sua appartenenza al governo. An ha una lunga storia di partito d’opposizione, può sopravvivere a una sconfitta. Ha tempo: rappresenta, forse, l’unica prospettiva di creare di una destra credibile in Italia (ammesso che sia possibile). Nessuno di loro si sacrificherà per il Premier. D’altra parte, perchè mai dovrebbero scommettere su un cavallo perdente? In un anno di disperata rincorsa, corrono il rischio di perdere ulteriormente la faccia. La situazione delle ultime ore li ha costretti ad accettare di partecipare a questa farsa da operetta, ma è solo una questione di tempo. Non hanno alcuna fretta di recuperare, possono accettare di buon grado un periodo all’opposizione, in attesa di rinsaldare la coalizione, magari non come comprimari al servizio di Sua Emittenza, ma da protagonisti. Berlusconi, invece, ha fretta eccome. Deve averne. Non fare nulla equivarrebbe a perdere.
   Forza Italia è un partito senza storia, un aggregato eterogeneo che, se privato di concrete prospettive di governo, non ha senso. Il suo ruolo, in questi anni, è stato quello di collante, capace di tenere assieme una coalizione di partiti con pochissimo in comune, distribuendo favori e clientele. Berlusconi ha creato, dal nulla, quella costruzione mentale e astratta che oggi chiamiamo destra italiana. Che non esisteva prima di Forza Italia, o almeno non come sponda politica con serie ambizioni di governo. La sinistra, tralasciando il valore dell’Unione sul piano programmatico, ha un sistema di credenze condivise su cui investire. Seppure in modo sfumato, ha sensibilità verso temi come i diritti civili, la giustizia sociale, il pluralismo, il cosmopolitismo. In Italia la destra non ha un’identità comune, non ha un sistema di valori condiviso, sussiste solo perché tenuta assieme per interesse da Berlusconi. Non c’era prima di lui, potrebbe non esistere dopo, specialmente se si ostina a seguirlo.
   L’Italia è vicina a una svolta. Che andrebbe gestita a dovere, ma è un altro discorso. Ora quello che conta, è che forse neppure il piú paradossale autolesionismo della Sinistra potrebbe risollevare le sorti del Polo. La Casa delle Libertà si trova a dover colmare, in un solo anno, un divario di otto punti percentuali. Una impresa forse mai riuscita a nessuno.

| vedi anche: Effetto Vendola  di Massimiliano Nardella