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OUT OF THE GREY


The photographical research of the soul of a place: the university Tor Vergata in Rome.



   | Ero in auto con alcuni amici, appena arrivato a Roma, quando uno di loro esclama: “Ecco! Questa è l’università di Tor Vergata!” Convinto di essere in una delle tante zone industriali nelle periferie di Roma mi sono guardato intorno ancora, ma la mia impressione non è cambiata: tubi, ferro e cemento grigio-morto. L’immagine erano file di studenti che entravano e uscivano attraverso le strutture, grigi anche loro, e tutti uguali. Una macchina da clone, esattamente come nel “Mondo Nuovo” di Aldous Huxley. “Terribile!” è stata la mia risposta. “Voglio fare delle fotografie!” Ed è cosí che, da allora, ho cominciato la mia ricerca in Loco.
   L’unico aspetto che ho “deciso”, prima di cominciare, erano le tonalità dei grigi per la stampa e i contrasti abbastanza netti. Da questo punto di vista, a essere sinceri, non ho avuto grandi difficoltà, visto che le stampe, oltre che le inquadrature, sembrava venissero fuori da sole. ... Rendere sí l’impersonalità e la fugacità delle strutture e dei materiali, nonché riferendosi al passaggio dei fruitori, ma anche cercare indizi, ri-dare Anima al Luogo. Ma come? Con la fotografia che ora non solo alimenta ma quasi impersonifica il fantasma di un rapporto diretto con il reale? È stato il Luogo a darmi le risposte e continua a farlo. ... e come poteva non parlarmi che attraverso la luce, che non solo rivela, ma de-forma? La tensione, la pesantezza, l’inadeguatezza della struttura si rivelano allora, attraverso le proiezioni, della luce e le sue ombre, e sgretola la struttura su se stessa o sulla Terra, dove poggia ...forse per farne rinascere una nuova, magari solo con l’immaginazione...

| Daniele Carlozzi (Roma): “Ricerca fotografica: Tor Vergata”


in italiano




   Ich war im Auto mit Freunden unterwegs, vor zwei Jahren gerade in Rom angekommen, als einer von ihnen sagte: „Da! Das ist die Universität di Tor Vergata!“ Ich dachte bis dahin, ich wäre in einer der vielen Industriegebiete in der römischen Peripherie, und auch auf den zweiten Blick blieb dieser Eindruck: Rohre, Eisen und fahlgrauer Zement. Ich sah Schlangen von Studenten aus den Zementblöcken herauskommen und hineingehen, auch sie grau und alle gleich. Eine Klonfabrik, genau wie in der „Schönen neuen Welt“ von Aldous Huxley. „Grauenvoll!“ rief ich aus. „Ich will Fotos machen!“
   Da begannen meine Nachforschungen an diesem Ort. Das einzig Klare, bevor ich begann, waren die Grautöne für die Abzüge und die starken Kontraste. In dieser Hinsicht hatte ich keine großen Schwierigkeiten, denn die Bilder entstanden wie von selbst. ... Das Schwierige war, die Unpersönlichkeit des Ortes und die Flüchtigkeit der Strukturen und Materialen dieses Durchgangsortes widerzugeben, und außerdem die Indizien aufzusuchen, die im Bild die Seele des Ortes wiedererstehen lassen. Aber wie? Durch die Fotografie, die heute nicht nur zu dem Geisterhaften ihrer Gegenstände etwas beiträgt, sondern es geradezu verkörpert? — Es war der Ort, der mir die Antworten gab und gibt. Und wer, wenn nicht der Ort, hätte zu mir sprechen können, durch sein Licht, das nicht nur enthüllt, sondern die Formen erst bildet? Die Spannung, die Schwere, die Überdimensionierung der Architektur verraten sich also über Licht und Schatten des Bildes, unter denen die Struktur in sich selbst zerfällt und zur Erde zurückkehrt, der sie entspringt... vielleicht um eine neue Struktur erstehen zu lassen, wenigstens in der Vorstellung...

| contact: grigio_medio@yahoo.it