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IMBARAZZISMI

“As far as I am concerned, I don’t know no process which is more liberating — which gives more deeply the feeling of liberation and freedom than a prejudice that ceased to exist or to be in your thoughts.”
Peter Handke


   | Lorenza Parisi (Roma). Il termine “imbarazzismi” è un bel neologismo del nostro tempo. Lo ha tirato fuori nel suo blog Kossi Komla-Ebri, medico e scrittore del Togo che da anni vive e lavora in Italia. Dice Kossi Komla-Ebri: “Il termine imbarazzismi racchiude in sé quelle situazioni a metà strada fra imbarazzo e razzismo che scaturiscono dall’imbarazzo della differenza. Perché ormai l’Italia è di fatto una società multinetnica e multiculturale che tuttavia fatica a coniugarsi al plurale. Per fare ciò necessita di spazi di incontro con l’Altro, il ‘diverso da sé’... Imbarazzismi vuole essere uno spazio virtuale all’incontro dove confrontarsi civilmente e assieme decostruire con ‘leggerezza’ i nostri rispettivi stereotipi, pregiudizi e luoghi comuni”. Il blog di Kossi Komla-Ebri è presente sul portale “Il passaporto”, una sorta di giornale dell’Italia multietnica creato di recente da Kataweb. In quest’area sono presenti altri due diari: “Islam all’Italiana”, tenuto da Amara Lakhous e “Popolo arabo”, condotto da Alessandra Pacifici.
   Alla base di tutte queste narrazioni c’è il desiderio di superare gli stereotipi usati dai media nel raccontare l’incontro tra culture diverse. Nei confronti del mondo islamico, infatti, i luoghi comuni abbondano. Uno per tutti: spesso si usa il termine arabo come sinonimo di musulmano (o viceversa), ignorando che oggi gli arabi rappresentano solo il 20% del mondo musulmano (e che esistono anche arabi cristiani o non credenti).
   Roberto Gritti, docente di Sociologia delle relazioni internazionali all’università di Roma, nel suo libro “La politica del sacro” pone l’accento proprio sulla rappresentazione che abbiamo della società islamica. Secondo Gritti l’islam è spesso visto come un mondo cristallizzato, non secolarizzato e impermeabile alla modernità. Di frequente l’intero mondo musulmano è dipinto solo attraverso guerre, conflitti religiosi e attentati. Poca attenzione è rivolta a studiare i cambiamenti sociali in atto in questi paesi, dimenticando l’esistenza di elementi che pensiamo solo l’occidente possieda (come i partiti, i sindacati, le televisioni). Alla base di tutte queste letture c’è il pregiudizio diffuso che società musulmane siano permeate dalla componente religiosa, capace di influenzare ogni aspetto della vita sociale. E invece, tranne che in pochi casi, è vero l’esatto contrario: sono infatti solo alcuni gruppi fondamentalisti, che contano sull’adesione di poche migliaia di persone, a indicare la religione come unico riferimento per il loro progetto politico (la religione come politica), buttando cosí a mare i tentativi di costruzione di uno stato laico voluto invece dalla maggior parte della popolazione.
   Tocca a noi media occidentali non cascare in queste false rappresentazioni.

| blog.ilpassaporto.kataweb.it/ppblog/page/Amara
blog.ilpassaporto.kataweb.it/ppblog/page/Kossi/blog