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PROSPETTIVE SCIENTIFICHE

What’s the EU’s budget for research meant for? — Undoubtedly nothing but health, nature and participatory democracy.

   | Fabio Santelli (Roma). Parlare di ricerca scientifica è un po’ come parlare del nostro futuro: la salute, l’ambiente, la sicurezza, lo sviluppo sono temi che riguardano le vite di tutti noi. Eppure l’approccio a tali problemi e le decisioni politiche che ne derivano esulano sempre di piú — e in maniera sempre piú irreversibile — da un processo socialmente condiviso, da una pubblica discussione. Questo per il semplice motivo che è il mercato che decide il nostro futuro, il futuro del nostro pianeta e il modo migliore per estromettere la società dalle scelte fondamentali è il controllo dei saperi su tutti i fronti: è inaccettabile perdere tempo con questioni come la cultura, la salute pubblica, l’ecologia, cose che non generano alcun profitto.
   L’Europa ha preso sul serio la sfida cosicché da una parte con il Processo di Bologna — introducendo la riforma dei cicli e il sistema dei crediti — fa dell’università quella fabbrica di precari che il mercato al momento richiede mentre dall’altra indirizza i finanziamenti pubblici alla ricerca esclusivamente verso attività compatibili con gli interessi delle imprese. Il piano di distribuzione delle risorse del settimo Framework Program (FP7) con il quale la Comunità intende incrementare la spesa per la ricerca — portando mediamente a 10 miliardi di euro l’anno l’impegno finanziario per il periodo che va dal 2007 al 2013 — non è ancora stato deciso ma l’European Science Social Forum Network (ESSFN) teme (a ragione) che esso possa ricalcare le linee del precedente programma (FP6) che individuava priorità di ricerca discutibili per la loro reale aderenza alle esigenze effettive della popolazione. La salute è un problema che riguarda tutti, il piano poneva come obiettivo la lotta alle principali malattie, destinando la maggior parte delle risorse alle ricerche sul genoma e sulle biotecnologie. Queste saranno sicuramente importanti per sconfiggere in futuro molti dei mali che affliggono l’umanità ma le statistiche affermano che ora le maggiori patologie all’interno della Comunità derivano principalmente da malattie sessuali, dall’obesità e dall’alcolismo per le quali sono necessarie soprattutto politiche di prevenzione. Una grande preoccupazione è legata al cambiamento climatico del globo: l’unico modo per arginare questo fenomeno sarebbe quello di investire pesantemente sulle energie rinnovabili. Non è dello stesso parere la Commissione che invece ha puntato tutto sul nucleare attraverso il progetto EUROTOM, i cui risultati effettivi si vedranno tra diverse decadi, fermo restando che si tratta di una energia pericolosa e dannosa per l’ambiente se si pensa alle scorie che produce. Infine non sono stati presi in considerazione alcuni urgenti questioni sia europee che mondiali come la mancanza d’acqua, la salute pubblica in generale e l’agricoltura biologica. L’obiettivo che si da l’ESSFN è quello di cambiare l’agenda della ricerca facendo emergere una differente visione della società futura, ciò è tanto piú importante se si pensa che l’FP7 verrà implementato dei capitoli sulla sicurezza e sullo spazio che lasciano trapelare la volontà di violare la preziosa divisione tra ricerca militare e ricerca civile.
   Nel 2001 a Lisbona l’Unione europea dichiarava quale obiettivo strategico, da conseguire nel decennio successivo, quello di “diventare l’economia basata sulla conoscenza piú competitiva e dinamica del mondo”. Ecco la parola magica, l’abracadabra del nuovo millennio, che risolve tutti i problemi: competition! Qualcuno andrà poi a spiegare ad Adam Smith che una mano invisibile sta prendendo milioni di euro dalle finanze pubbliche per metterli nelle tasche già gonfie delle multinazionali. Il modello è sempre il solito: gli Usa. Reagan già negli anni ottanta adoperava la spesa pubblica nella ricerca spaziale e militare per rilanciare l’economia. Riguardo a ciò Noam Chomsky scriveva in un saggio di qualche anno fa: “nei settori a capitale intensivo il pubblico paga i costi mentre l’industria privata ne riceve i profitti. ... I finanziamenti della ricerca in questi settori rispondono alla logica di usare le conoscenze fin qui accumulate e possibilmente quelle future per produrre a costi sempre piú bassi e su larga scala questi prodotti. L’eufemismo usato per indicare questo sistema è ‘capitalismo e libero mercato’”.