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IL LAVORO NOBILITA IL LAUREATO

A concise analysis of the situation of the Italian labor market

   


   | Leonardo de Micheli (Roma). Quali prospettive dopo la laurea? A questa domanda ha cercato di rispondere la settima indagine sulla situazione occupazionale dei laureati svolta dal Consorzio Almalaurea che ha intervistato 56 mila laureati di 27 università italiane.
   I risultati dicono che aumenta la disoccupazione, rimane alto il divario uomo-donna e cresce quello nord-sud. Nell’anno preso in esame, il 2003, si è registrata una contrazione generalizzata del tasso di occupazione, che è risultato, a un anno dalla laurea, del 54,2%, meno 0,7% rispetto all’anno precedente. Dato che risulta ancora piú allarmante se paragonato con quello di due anni prima: -2,7%. Il tasso di disoccupazione è cresciuto al 19,1%. La differenza della condizione occupazionale tra uomo e donna, a un anno dalla laurea, è dell’8,2%. Altra discriminante è data dalla residenza: chi vive al nord ha il 23,6% di possibilità in piú di trovare un impiego rispetto a chi risiede al sud. Non stupisce, quindi, il dato sulla mobilità: a un anno dalla laurea, soltanto il 64,6% dei meridionali lavora nel mezzogiorno mentre il 94,5% dei settentrionali lavora al nord.
   I numeri delle singole facoltà fanno notare come, a un anno dalla laurea, i dottori in ingegneria abbiano il tasso di occupazione maggiore (76,1%) mentre il tasso minore è registrato tra i laureati in ambito giuridico (27%) e medico (30,8%). A tre anni dalla conclusione degli studi, il 91,3% degli ingegneri risulta occupato, mentre solo il 29,5% dei dottori in medicina lavora. Parlando di stipendi, a un anno dalla laurea, sono, in media, di 986 euro netti al mese e, a cinque anni, arrivano a 1.281 euro. Tra i settori lavorativi maggiormente remunerativi, al primo posto c’è il ramo della chimica, che, a cinque anni dalla laurea, offre, in media, un salario mensile di 1.505 euro. Seguono il ramo metalmeccanico (1.493 euro) e quello della sanità (1.481 euro). L’uomo guadagna piú della donna, il settentrionale piú del meridionale, l’impiegato privato piú di quello pubblico.
   È interessante anche notare le modalità di entrata del mondo del lavoro: il 38% vi accede per iniziativa personale, il 16% grazie all’intermediazione di familiari e conoscenti, il 10,7% viene assunto dopo uno stage. Alto il numero di quelli che fanno ricorso alla formazione postlaurea (67,4%) mentre risulta che coloro che hanno fatto un’esperienza di studio all’estero (il 15%), hanno maggiori possibilità di trovare lavoro. La quota di chi partecipa a un master, a un anno dalla laurea, è del 16,8%. Dopo tutte queste cifre, viene da chiedersi se convenga ancora investire nell’istruzione accademica. Se prendiamo il dato sul tasso di occupazione della popolazione tra i 25 e i 34 anni, ci accorgiamo che i laureati hanno maggiori possibilità di lavoro (73,1%) rispetto ai diplomati (67,6%). Ma, numeri a parte, ciņ che ci spinge a dire che bisogna investire in “sapere”, è la consapevolezza che solo la conoscenza puņ eliminare gli squilibri ancora esistenti tra donna e uomo, sud e nord, poveri e ricchi...

| www.almalaurea.it/universita/occupazione/occupazione03