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QUASI UN GIOCO

Students of “La Sapienza” carry out the electoral campaign of an immaginary mayor.

   | Emma Farnè (Roma). Partito all’inizio di Febbraio il “political game”, alla facoltà di scienze della comunicazione alla Sapienza: gli studenti impareranno come condurre la campagna elettorale per l’elezione del sindaco di Roma. Sarà tutto un gioco, un gioco di ruolo in cui si metteranno finalmente in pratica le conoscenze acquisite solo sui libri. Un progetto innovativo e sperimentale, il primo in tutta Italia, al quale parteciperanno professori, esperti in comunicazione politica, operatori del settore, che affiancheranno gli studenti, consigliandoli sulle scelte da prendere per far vincere il proprio candidato. La proposta è partita dai ricercatori della cattedra di comunicazione politica Ugo Esposito e Marzia Antenore.
   Ecco le regole: tre partiti, uno al governo, uno di opposizione, e uno di lista civica, durante il mese di Marzo, sapranno le informazioni riguardo la loro storia e il contesto politico in cui agiranno. Nel corso della campagna, riceveranno vari stimoli che dovranno affrontare, dall’impeachment del sindaco uscente alla scoperta di informazioni scottanti su uno dei candidati. Alcuni seminari preparatori, svoltisi in Febbraio, hanno dato una preparazione di base sull’evoluzione della politica, sulle sue figure professionali, sul sistema elettorale, proprio perché i tempi della politica fatta in piazza sono finiti, e ora i partiti sono tutti partiti-saponetta, da vendere il piú possibile a piú elettori possibili.
   Siamo nell’era della videopolitica, del marketing elettorale, e allora questo gioco servirà proprio a formare le competenze necessarie per fare di un candidato quello vincente: dal ghost writer (scrittore di discorsi per il candidato), al pollster (sondaggista), al web master (responsabile del sito internet), al curatore dell’immagine del candidato e del partito, come in una vera e propria campagna elettorale. Le riunioni dei partecipanti sono già in corso, per decidere come organizzare il lavoro. Ma se vince di nuovo Veltroni?