contents
 
inside
europa
international
special
censorship & free media
cultur
 


 
europa
prospettive scientifiche (it)
explosive bildung (dt)
london uni housing (en)
i tartassati (it)
albania, too (en/it)
lezione o comizio? (it)
atenei deserti (it)
el forat de la vergonya (ca)
tosse mediatica (it)
der letzte schrei (dt)
quasi un gioco (it)
il lavoro nobilita il laureato (it)
tre domande... (dt)
hohler spiegel (dt)
      
ATENEI DESERTI

Another nationwide strike against the “Moratti Reforms” paralizes the Italian universities. A report.

   | Doriana Standoli (Roma). Strana giornata il 2 marzo. Sciopero generale. L’università si ferma. Adesioni che oscillano tra il 60 e l’80%. Mobilitazioni in tutta Italia: atenei deserti, assemblee, manifestazioni e catene umane. Nell’indifferenza generale dei mezzi di informazione si è consumata una giornata di mobilitazione impressionante. L’università non molla ed è piú che decisa ad andare avanti nella sua battaglia contro il ddl Moratti, che con la riforma della didattica, la precarizzazione e i tagli agli investimenti, smantella l’Istruzione, l’Università e la Ricerca pubblica.
   A Roma un corteo di 2000 persone, indetto dalla rete dei ricercatori precari, ha attraversato la città universitaria e poi si è riversato per le vie della città fin sotto il Ministero dell’Economia. Studenti? Precari? Ricercatori? Professori? Tutti erano in piazza. Un soggetto polimorfo, maturo. Nuove parole d’ordine, ma comuni. Una moltiplicazione delle energie, non una semplice somma delle soggettività presenti e protagoniste.
   La richiesta di ritiro del progetto di legge, che da oltre un anno è al centro della protesta dell’intera comunità universitaria, con l’unica ed isolata eccezione della Conferenza dei rettori, continua. Alle 11 si sono mossi da Piazzale Aldo Moro. Insieme a Rifondazione, universitari dell’Udu, ricercatori “strutturati”, precari Cnr, Enea, Istat e Isfol hanno raggiunto il Rettorato, per raccogliere nuove adesioni. Protagonista un’enorme bara nera su cui capeggiava la scritta “Sotto i colpi del decreto legge Moratti, concludono in silenzio la loro missione terrena l’università e la ricerca pubblica”. Me nient’altro di funereo c’è nel corteo che, con in testa uno striscione che recitava “Un solo esubero: Moratti”. Niente di funereo appunto, nessuno si arrende e si percepisce non solo dalle parole, ma dalla determinazione degli sguardi di tutti.
   Tra gli obiettivi della giornata: rivendicare fondi per la didattica e la ricerca, mentre “alla Sapienza continua lo sperpero di soldi per i festeggiamenti dei 700 anni dell’ateneo” fanno notare gli studenti, che aggiungono “c’è poco da festeggiare, siamo in uno stato di guerra”. Ancora una volta i saperi ripudiano la guerra e rivendicano sapere. Il no, infatti, non è soltanto al ddl Moratti ma anche alla riforma Zecchino che riduce il carattere critico del sapere.
   “Studenti, ricercatori, precari sono il corpo vivo dell’università. Un corpo che sta crescendo e si sta sviluppando nonostante i processi di precarizzazione che investono l’università e che oggi è riuscito a generalizzare lo sciopero” dice Francesco Raparelli del Coordinamento dei collettivi universitari, che continua “non abbiamo nostalgia del vecchio, abbiamo bisogno di nuovo. Abbiamo bisogno di autogoverno non di autonomia, che mette sotto ricatto un lavoro delicato come quello del ricercatore. La ricerca ha bisogno di finanziamenti pubblici”. Al corteo era presente anche il deputato verde Paolo Cento che ha espresso solidarietà agli studenti e ai precari e ha annunciato la richiesta in Parlamento del ritiro della riforma Moratti. “Le manifestazioni che oggi si tengono in tutta Italia sono un monito per tutta la sinistra — dice Paolo Cento — affinché metta al centro della propria politica, per il 2006, l’istruzione pubblica”. Nota stonata della giornata sono stati i Sindacati che, da “buoni amministratori”, hanno preferito disertare la piazza e ritirarsi al Residence Farnese a discutere del ddl Moratti.