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ALBANIA, TOO

Albanian universities struggle for better working conditions and more money — and they have a well developped an admirable protest culture.

   | Emanuele Tedeschi (Milano). In Albania winter and school strikes are always special. In december 1990 there were student protests against the Communist Party, in January 1993 students striked to abolish compulsory conscription, in the winter of 1998 there were some strikes in order to abolish compulsory attendance and some others asked to find the murderers of an opposition parlamentary. Recently, in december 2004, a spontaneous strike of Tirana University teachers took place. The Albanian university system is afflicted by troubles of low budget and overwhelming corruption: adhesion to Bologna european system (three years for first level degree and two years of specialization) and rise of immatricolation wanted by the govern caused an increase of job on universities without necessary budget coverage. There is low transparence in management of resources and teacher short salaries give rise to widespread dishonesty.
   Strikers asked three things: doubling of remuneration, payment of extrascholastic work, free management of funds taken by student fees. Now teachers obtained a substantial rise of salary, although less than what they expected, and that will be tangible from March on.



English

ANCHE IN ALBANIA


   | In Albania, l’inverno e gli scioperi nelle scuole hanno sempre qualcosa di particolare. Nel dicembre del 1990 si scioperò contro il regime, nel gennaio 1993 per abolire il servizio di leva obbligatorio, nell’inverno del 1998 per eliminare l’obbligo di frequenza e per promuovere le indagini sugli assassini di un parlamentare d’opposizione. Recentemente, ovvero nel dicembre del 2004, si è svolto uno sciopero spontaneo dei docenti dell’Università di Tirana. Il sistema universitario albanese è funestato da problemi di sottofinanziamento e corruzione: l’adesione al sistema europeo di Bologna (tre anni di laurea di base piú due di specializzazione) e l’aumento di immatricolazioni voluto dal governo ha di fatto comportato un aggravio di lavoro a carico delle strutture scolastiche senza che ci sia stato un aumento dei finanziamenti a favore della istruzione pubblica.
   Si riscontra una scarsa trasparenza nella gestione delle poche risorse disponibili e i modesti salari degli insegnanti conducono a fenomeni di clientela. Gli scioperanti hanno chiesto principalmente tre cose: raddoppio della retribuzione, pagamento del lavoro extrascolastico, autonomia di gestione degli introiti derivanti dalle tasse degli studenti. Per ora gli insegnanti hanno ottenuto un aumento consistente, per quanto inferiore alle aspettative, degli stipendi, che sarà visibile dal mese di marzo.