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NEVE

50 years after the Shoah - looks into the snow...

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
     Considerate se questo è un uomo
     Che lavora nel fango
     Che non conosce pace
     Che lotta per mezzo pane
     Che muore per un sí o per un no.
     Considerate se questa è una donna,
     Senza capelli e senza nome
     Senza piú forza di ricordare
     Vuoti gli occhi e freddo il grembo
     Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
     O vi si sfaccia la casa,
     La malattia vi impedisca,
     I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi: Se questo è un uomo



   | Leonardo De Micheli (Roma). Oggi a Roma nevica. I fiocchi cadono velocemente verso terra dove si sciolgono con altrettanta rapidità. La frenesia della grande metropoli sembra aver contagiato anche il tempo.
   Sbirciando dietro le tende della finestra della mia camera, osservo quei piccoli batuffoli bianchi con lo stupore di un bambino, con gli occhi di chi assiste ad un evento straordinario. Qui la neve lo è. Tutto ad un tratto mi tornano in mente le immagini che ho visto ieri in tv. Anche lì c’era la neve. Ma era una neve malinconica che mi ha fatto provare emozioni molto diverse: angoscia, terrore, rabbia. È incredibile come un avvenimento meteorologico possa far provare sensazioni tanto diverse. Ma forse la neve evidenzia solamente uno stato d’animo, risvegliando quella strana funzione cerebrale che si chiama memoria. E cosí, mentre la neve romana mi fa tornare in mente la mia infanzia, la neve polacca di Auschwitz mi ricorda... mi ricorda che quando uso la parola “assurdo”, la devo abbinare solo a quel luogo. E a nient’altro.
   Quando sessant’anni fa l’Armata Rossa liberò i superstiti di quella immane tragedia che fu la Shoah, la neve era sempre lì, come uno spettatore silenzioso, testimone di qualcosa che non si può definire liberazione. Liberazione è stata quella di Roma, con la distribuzione di cioccolata e sigarette e con la gente festante che celebrava la fine della guerra. La liberazione da un campo di sterminio, invece, rende schiavi a vita, prigionieri di un ricordo che non si può e non si deve cancellare. Perché la neve non debba piú essere testimone dell’aberrazione umana.

| ledemic@tin.it