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LETTERATURA COMPARATA     français    deutsch

Paolo Amalfitano, critic and professor of English literature at the University of Naples “L’Orientale”, in an interview on the role of literary studies in the European Union. By Paola Di Gennaro

    > Altra Europa: nuovi paesi, nuove lingue, nuove culture. Una società ancora in costruzione alla quale sono stati aggiunti nuovi, importanti mattoni...

> AMALFITANO: Mi ha sempre colpito il fatto che la storia dell’arte cosí come la storia della musica siano insegnate, in Italia e all’estero, in una prospettiva internazionale, mentre le storie della letteratura sono studiate nelle nostre università su base nazionale... <

> Quali motivi possono aver determinato questa differenza di approccio?

> AMALFITANO: Due sono i fattori piú importanti da considerare: il primo è il legame lingua-letteratura-nazione che, dopo la Rivoluzione francese, si è andato costituendo come elemento decisivo di identità dei nuovi Stati nascenti, o come elemento di maggior coesione in quelli di piú antica formazione. Il secondo è un fattore piú recente, che ha origine all’inizio del Novecento, ed è l’idea della intraducibilità della letteratura. Un’acquisizione preziosa che sancisce il valore specifico e autonomo del testo artistico, che divenne poi, nell’idealismo crociano, quasi un dogma, uno steccato tra la nostra e le altre letterature. Da qui il corollario della traduzione come tradimento, pratica secondaria e inaffidabile. Per queste ragioni, e anche per altri motivi storici e politici, uno studio sistematico e approfondito delle letterature straniere si è sviluppato in Italia solo nel secondo dopoguerra e soprattutto negli ultimi vent’anni. <

> Si sono in effetti manifestati negli ultimi anni i segni di nuove tendenze piú aperte al confronto tra le diverse tradizioni letterarie europee...

> AMALFITANO: Mi sembra che le maggiori novità riguardino, a partire dagli anni ’90, l’incremento degli studi comparatistici. Questi studi, che hanno avuto particolare fortuna negli Stati Uniti, si sono successivamente diffusi in Europa e ora in Italia e valorizzano ciò che le letterature hanno in comune nei diversi periodi storici e i reciproci rapporti di influenza. Superando la prospettiva delle letterature nazionali, oggi possiamo considerare tutte le letterature europee degli ultimi secoli, e anche la tradizione classica greco-latina, come una grande rete di parentele, un incrocio di modelli e di influenze. In questo sistema quasi darwiniano, in questo albero genealogico, troviamo incastonato ogni singolo testo letterario, dai capolavori piú splendidi alle opere minori.
   La prospettiva comparatistica credo sia il terreno piú prolifico su cui procedere, il piú ricco di possibilità e il piú adatto a evidenziare la storia delle forme e delle trasformazioni dei generi, andando al di là delle diverse tradizioni nazionali, in una direzione che potrà permetterci anche di riaprire le indagini —come stiamo facendo qui all’Università “L’Orientale” di Napoli— sugli scambi culturali avvenuti tra l’Europa, il bacino del Mediterraneo e l’Asia, dal Medioevo al ’700, successivamente oscurati dall’affermarsi delle ideologie nazionalistiche. <

> Per questi studi sarebbe quindi necessaria la creazione di un canone europeo. In che modo potrebbe essere definito?

> AMALFITANO: Non ho mai avuto molta fiducia che l’università o i programmi di Pubblica Istruzione potessero delimitare o imporre un canone, cioè operare una selezione piú o meno rigida di un “gruppo di testi” che fissi una visione o un’interpretazione definitiva di un periodo storico e della sua letteratura. I canoni sono destinati storicamente a cambiare, sottoposti come sono a spinte le piú diverse sia interne al sistema letterario ed editoriale, sia esterne, di natura sociale, economica, ecc.
   Perciò in una fase storica come quella che attraversiamo, cosí proiettata sull’“attualità”, mi sembra piú importante sottolineare —come hanno fatto Carlo Ossola, Giulio Ferroni e anche Massimo Cacciari in diversi scritti— la natura “postuma” del canone, cioè la sua possibilità di essere considerato tale solo guardandolo da una prospettiva storica successiva. Non si può prendere coscienza di qualche cosa e farne critica e storia se non essendo noi stessi postumi, anacronistici, cioè collocati in un dopo rispetto ai fatti di cui ci si occupa. Le scuole e le università si erano per lo piú attenute fino a poco tempo fa a questo criterio —che ritengo vada difeso— cioè quello di far studiare solo ciò che è passato, anche vicino ma passato; oggi sono invase da un irrefrenabile e ansioso desiderio di fare storia dell’attuale. Non credo che gli studi guadagnino molto ad avanzare pretese sul presente, poiché il presente —e le dimostrazioni sono infinite— non può che essere “stagionale”. Il postmoderno, a questo proposito, con la sua narcisistica passione per la contemporaneità e per la compresenza di tutto con tutto, appare sempre piú, come lo definisce Ossola, un “guardaroba del dismesso”.
   Il problema è come studiare la tradizione; e qui, per legare i vari pezzi del discorso, mi sembrerebbe molto utile e interessante procedere per periodi e non per nazioni. Gli studi sul Rinascimento, sul Barocco, sull’Età dei lumi, sulla letteratura romantica o sul Modernismo, trasversali nell’ambito territoriale che dalla Russia va fino all’Atlantico, ci permetterebbero una visione completamente differente della storia delle letterature europee. Da una analisi comparatistica e legata alla periodizzazione storica emergerebbero anche con piú chiarezza i rapporti tra letterature maggiori e letterature cosiddette minori che spesso rivelano grandi sorprese —si pensi al peso di Franz Kafka sulla letteratura europea del ’900— sorprese che non sarebbero comprensibili se si guardasse a quegli autori solo nei loro contenitori nazionali. <

> L’Europa, abbracciando nuove realtà, presenta oggi una pluralità ancor piú ampia di lingue e di tradizioni. Questa proliferazione sarà una ricchezza o un indebolimento dell’unità europea?

> AMALFITANO: Credo che delineare un panorama integrato delle letterature europee per i futuri studenti delle nostre università sarà piú facile di quanto non sarà facile risolvere il problema del pluralismo linguistico nella Comunità Europea, dove emerge una contraddizione tra due istanze inconciliabili: a) la necessità economica e funzionale di avere una o poche lingue comuni in Europa per comunicare e lavorare; b) la necessità che ogni popolo, ogni tradizione, ogni letteratura ha di esprimersi nella sua lingua.
   La ricchezza delle lingue e delle famiglie linguistiche europee è di lunga data e non ha mai né limitato l’intensità delle relazioni di scambi di ogni tipo, né credo abbia influenzato il numero dei conflitti che caratterizzano la storia del continente. Piuttosto penso che le lingue restino come sono sempre state, piú o meno aperte, capaci di conservare e di rinnovarsi, di accogliere e di espellere, strumenti duttili che “si piegano ma non si spezzano”. <<


| Paolo Amalfitano è professore associato di Letteratura Inglese all’Università “L’Orientale” di Napoli. Ha studiato a Dublino e Cambridge, U.K. Le sue ricerche riguardano soprattutto la storia del romanzo, e in particolare 1) le convenzioni e le trasformazioni del novel inglese nel ’700 (tra gli altri saggi: “Story, History e Fiction. Note sul Tristram Shandy di L. Sterne”, in “L’invenzione del vero”, Pisa 1999); 2) la presenza del tragico, del comico e del patetico nella forma romanzo tra ’700 e ’900 (i piú recenti: “A Hidden Tragedy: The Good Soldier”, in “Ford Madox, Ford and The Republic of Letters”, Bologna 2002; “L’umorismo in Sterne e Joyce”, in “Le emozioni nel romanzo”, Roma 2004). Si è occupato anche di teatro, sia elisabettiano (“Misshapen chaos of well seeming forms!’: tragico, comico e lirico in Romeo and Juliet di W. Shakespeare”, in “Teatri barocchi”, Roma 2000) che moderno (“Lo spazio di uno sguardo. L’esotico e il remoto nella Salomé di O. Wilde”, Napoli 2003). Coordina l’unità di Napoli nel programma di ricerca nazionale “Temi e modelli d’Oriente nelle Letterature occidentali” e sta curando, con L. Innocenti, un’opera in due volumi, L’Oriente. Storia di una figura nelle arti occidentali (1700-2000), che raccoglie i contributi del ciclo di Seminari Internazionali Malatestiani (2002-2003). È condirettore della Collana “I Libri dell’Associazione Sigismondo Malatesta”, Bulzoni editore.





EXISTE-T-IL UNE LITTÉRATURE EUROPÉENNE?     italiano    deutsch

Traduction par Antoine Tiphine

> Une autre Europe: de nouveaux pays, de nouvelles langues, de nouvelles cultures. Une société encore en construction à laquelle se sont ajoutées de nouvelles briques importantes.

> AMALFITANO: J’ai toujours été frappé du fait que l’histoire de l’art comme l’histoire de la musique ont été enseignées, en Italie et à l’étranger, dans une perspective internationale, tandis que les histoires de la littérature sont enseignées dans nos universités sur des bases nationales. <

> Quelles raisons peuvent avoir déterminé cette différence d’approche?

> AMALFITANO: Deux facteurs plus importants que d’autres sont à prendre en considération: le premier est le lien langue-littérature-nation qui, après la Révolution Française, s’est révélé être autant un élément décisif de l’identité des nouveaux états naissants, qu’un élément de cohésion majeure pour les états de création plus ancienne. Le second est un facteur plus récent, dont l’origine remonte au début du XXe siècle, et qui consisterait dans cette idée que la littérature est intraduisible. Un précieux acquis qui sanctionne la valeur spécifique et autonome du texte artistique, qui devient ensuite, dans l’idéalisme de Croce, quasiment un dogme, une barrière entre notre littérature et les autres. De là ce corollaire de la traduction comme trahison, une pratique secondaire et peu fiable. C’est pour ces raisons, ainsi que pour d’autres motifs historiques et politiques, que s’est développée une étude systématique et approfondie des littératures étrangères en Italie, seulement dans le second après-guerre et surtout ces vingt dernières années. <

> Ces dernières années ont effectivement montré les signes de nouvelles tendances, plus ouvertes à une confrontation entre diverses traditions littéraires européennes.

> AMALFITANO: Il me semble que les principales nouveautés portent, à partir des années 90, sur un accroissement des études comparatives. Ces études, qui ont eu un succès important aux États-Unis, se sont diffusées par la suite en Europe et aujourd’hui en Italie, elles mettent en valeur ce que les littératures ont en commun dans les différentes périodes historiques ainsi que les rapports réciproques d’influence. En dépassant la perspective des littératures nationales, nous pouvons envisager toutes les littératures européennes de ces derniers siècles, et même la tradition gréco-latine, comme un vaste réseau de parenté, un croisement de modèles et d’influences. C’est dans ce système quasiment darwinien, dans cet arbre généalogique, que s’encastrent chaque texte littéraire singulier, du chef-d’œuvre le plus splendide jusqu’aux œuvres mineures. Je crois que la perspective comparatiste est le terrain le plus prolifique sur lequel agir, le plus riche de possibilités et le plus adapté à mettre en évidence l’histoire des formes et des transformations des genres, en allant au-delà des différentes traditions nationales, dans une direction qui pourra nous permettre aussi de rouvrir l’investigation —comme nous sommes en train de le faire ici, à l’Université “L’Orientale” de Naples— sur les échanges culturels survenus entre l’Europe, le bassin Méditerranéen et l’Asie, du Moyen-Âge jusqu’au XVIIIe siècle, occultés ensuite par la montée des idéologies nationalistes. <

> La création d’un canon européen serait donc nécessaire pour ces études. De quelle façon pourrait-il ...........................

> AMALFITANO: Je n’ai jamais eu beaucoup d’espoir que l’université ou les programmes de l’Education Nationale puissent délimiter ou imposer un canon, c’est-à-dire opérer une sélection plus ou moins rigide d’un “groupe de textes” afin de fixer une vision ou une interprétation définitive d’une période historique et de sa littérature. Les canons sont destinés à changer historiquement, soumis comme ils le sont aux poussées les plus diverses, soit internes au système littéraire et éditorial, soit externes, de nature sociale, économique, etc.
   C’est pour cela que dans cette phase historique que nous traversons, si projetée sur “l’actualité”, il me semble plus important de souligner -comme l’ont fait Carlo Ossola, Giulio Ferroni ainsi que Massimo Cacciari dans différents écrits- la nature “posthume” du canon, c’est-à-dire sa possibilité d’être pris en tant que tel seulement en le regardant d’une perspective historique successive. Nous ne pouvons prendre conscience de quelque chose et en faire la critique et l’histoire, sinon en étant nous même posthumes, anachroniques, c’est-à-dire placés dans un après par rapport au fait dont nous nous occupons. Il y a peu de temps encore les écoles et les universités s’en tenaient à ce critère -que je considère devant être défendu- à savoir celui de ne faire étudier que ce qui est passé, même proche mais passé; elles sont aujourd’hui envahies d’un irrépressible et anxieux désir de faire l’histoire de l’actuel. Je ne crois pas que les études gagnent beaucoup en prétendant sur le présent, puisque le présent —on peut le démontrer à l’infini— ne peut qu’être “saisonnier”. Le postmoderne, à ce sujet-là, avec sa passion narcissique pour la contemporanéité et la pénétration du tout avec tout, apparaît toujours plus, comme le définit Ossola, un “vestiaire du défait”.
   Le problème est de savoir comment étudier la tradition; et ici, pour relier les différentes parties du discours, il me semblerait très utile et intéressant de procéder par périodes et non par nations. Les études sur la Renaissance, sur le Baroque, sur l’âge des Lumières, sur la littérature romantique ou sur le Modernisme, ces études transversales d’un point de vue territorial allant de la Russie à l’Atlantique, nous permettraient une vision complètement différente de l’histoire des littératures européennes. D’une analyse comparative et liée à une division en périodes historiques, émergeraient avec plus de clarté encore les rapports entre les littératures majeures et les littératures dites mineures qui souvent révèlent de grandes surprises -on pense au poids de Franz Kafka sur la littérature européenne du Xxème siècle- surprises qui resteraient compréhensibles si on se contentait de ne regarder les auteurs que dans leurs limites nationales. <

> L’Europe, en embrassant de nouvelles réalités, recèle aujourd’hui une pluralité plus vaste encore de langues et traditions. Cette prolifération sera-t-elle une richesse ou un affaiblissement de l’unité européenne?

> AMALFITANO: Je crois qu’il sera plus aisé de tracer un panorama intégré des littératures européennes pour les futurs étudiants de nos universités qu’il ne sera aisé de résoudre le problème linguistique de la Communauté Européenne, où émerge une contradiction entre deux instances inconciliables: a) la nécessité économique et fonctionnelle d’avoir une ou peu de langue commune en Europe pour communiquer et travailler; b) La nécessité qu’a chaque peuple, chaque tradition, chaque littérature de s’exprimer dans sa langue.
   La richesse des langues et des familles linguistique européenne est de longue date et n’a jamais limité ni l’intensité des relations d’échanges de tout type, ni influencé je crois le nombre de conflits caractérisant l’histoire du continent. Je pense plutôt que les langues doivent rester comme elles ont toujours été, plus ou moins ouvertes, capables de se conserver et de se rénover, d’accueillir et de rejeter, instruments ductiles “qui plient, mais ne rompent pas”. <<


| Paolo Amalfitano est professeur associé de Littérature Anglaise à l’université “L’Orientale” di Naples. Il a étudié à Dublin et Cambridge, UK. Ses recherches touchent surtout l’histoire du roman. Il a aussi travaillé sur le théâtre élisabéthin comme sur le théâtre moderne. Il coordonne une unité à Naples dans le programme de recherche nationale: “Thèmes et modèles de l’Orient dans les Littératures occidentales” et organise actuellement, en collaboration avec L. Innocenti, une œuvre en deux volumes, “L’Orient. Histoire d’une figure dans les arts occidentaux (1700-2000)” recueillant les résultats d’un cycle de séminaires internationaux Malatestiani (2002-2003).





KOMPARATISTISCHER AUFBRUCH IN ITALIEN     italiano    français

Übersetzung von Tino Brömme

Paolo Amalfitano, Kritiker und Professor für englische Literatur an der Universität von Neapel „L’Orientale“ über die Rolle der Literaturwissenschaften in der Europäischen Union. Ein Interview von Paola Di Gennaro.

> Ein anderes Europa: neue Länder, neue Sprachen, neue Kulturen. Da ist eine Gesellschaft im Aufbau, der neue, wichtige Bausteine angegliedert werden...

> AMALFITANO: Mich stets gestört, daß Kunst- und Musikgeschichte in Italien und im Ausland unabhängig von ihren Herkunftsländern unterrichtet werden, während die Literaturgeschichten an unseren Universitäten noch immer ein national verwurzelter Lehrstoff sind... <

> Wo liegen die Ursachen für diese unterschiedliche Handhabung?

> AMALFITANO: Ziehen wir die zwei wichtigsten Faktoren dafür in Betracht. Zum einen die Verbindung Sprache-Literatur-Nation, die sich nach der Französischen Revolution als entscheidendes Mittel zur Identifizierung mit den entstehenden Staaten herausgebildet hat oder, bei den antiken Staaten, von jeher als Element des stärksten Zusammenhalts wirkte. Der zweite Faktor ist jünger, es ist die zu Beginn des 20. Jahrhunderts aufgekommene Vorstellung von der Unmöglichkeit der Übersetzung der Literaturen. Diese wertvolle Errungenschaft, den spezifischen und autonomen Wert des künstlerischen Textes anzuerkennen, wird später, im Idealismus Croces, fast zum Dogma und zu einer Barriere zwischen unserer und anderen Literaturen. Daher rührt auch die Einschätzung der Übersetzung als Verrat, als zweitrangige und suspekte Praxis. Aus diesen — und anderen geschichtlichen und politischen — Gründen hat sich ein systematisches und vertiefendes Studium der ausländischen Literaturen in Italien erst nach dem Zweiten Weltkrieg und vor allem in den letzten 20 Jahren herausbilden können. <

> Dabei haben sich in den letzten Jahren neue Tendenzen herausgebildet, die offener mit den unterschiedlichen europäischen Literaturtraditionen umgehen...

> AMALFITANO: Mir scheint, die größte Neuigkeit liegt, seit Anfang der 90er Jahre, in der Zunahme komparatistischer Studien. Diese Forschungen, die besonders gut in den Vereinigten Staaten aufgenommen wurden, haben sich danach in Europa und jetzt in Italien ausgebreitet und erkennen den Wert der Gemeinsamkeiten der verschiedenen historischen Perioden und die Beziehungen wechselseitigen Einflusses an. Indem wir das Gesichtsfeld der nationalen Literaturen überwinden, können wir heute alle europäischen Literaturen der letzten Jahrhunderte einschließlich der griechisch-lateinischen Tradition als großes Netz der Beziehungen verstehen, als Kreuzung von Modellen und Einflüssen. In diesem geradezu Darwinschen System, in dieser Ahnentafel, finden wir jeden einzelnen literarischen Text eingegliedert, von den großen Meisterwerken bis hin zu geringeren Werken.
   Die komparatistische Perspektive ist, glaube ich, die vielversprechendste wissenschatliche Straße, die reichste an Möglichkeiten und die geeignetste, um die Geschichte der Formen und der Transformationen der Genres zu verdeutlichen über die verschiedenen nationalen Traditionen hinaus, in eine Richtung, die uns eines Tages erlaubt, die Nachforschungen wiederaufzunehmen — wie es hier an der Universität „L’Orientale“ von Neapel bereits geschieht — über den kulturellen Austausch, der zwischen Europa, dem Mittelmeerbecken und Asien vom Mittelalter bis zum 18. Jahrhundert stattgefunden hat und der seit dem Aufstieg der nationalistischen Ideologien immer mehr verdunkelt wurde. <

> Heißt das, für diese Studien wäre die Schaffung eines europäischen Kanons vonnöten? Wie müßte man diesen definieren?

> AMALFITANO: Ich habe nie darauf vertraut, daß die Universität oder öffentliche Bildungsprogramme einen Kanon eingrenzen oder vorgeben, d.h. eine mehr oder weniger starre Auswahl einer „Gruppe von Texten“ treffen könnten, die imstande wäre, eine definitive Sicht oder Interpretation einer geschichtlichen Periode und seiner Literatur abzubilden. Kanons sind historisch dazu bestimmt sich zu ändern, weil sie unterschiedlichsten Zwängen unterworfen sind, sowohl den inneren des literarischen und verlegerischen Systems, als auch den äußeren, die gesellschaftlicher, wirtschaftlicher usw. Natur sind. Daher scheint es mir wichtig — in einer historischen Phase wie der, in der wir uns gerade befinden, die so auf die „Aktualität“ fixiert ist — wie schon Carlo Ossola, Giulio Ferroni und auch Massimo Cacciari in seinen Schriften — die „posthume“ Natur des Kanons zu unterstreichen, der nur dann als solcher aufgefaßt werden kann, wenn er von einem späteren historischen Standpunkt aus betrachtet wird. Man kann sich einer Sache nicht bewußt werden, sie kritisieren und historisch einordnen, wenn nicht als Nachkomme, als Anachronist, verortet in einem Später gegenüber dem Gegenstand seiner Untersuchungen. Die Schulen und Universitäten haben sich überdies an dieses Kriterium — das ich für verteidigenswert halte — gehalten, d.h. nur das studieren zu lassen, was vergangen ist, vergangen, wenn auch seit kurzem; heute sind sie überschwemmt von einem nicht zu bremsenden und sehnsüchtigen Verlangen, die Geschichte der Gegenwart zu schreiben. Ich glaube kaum, daß die Forschungen viel erreichen, wenn sie Ansprüche auf die Gegenwart erheben, da die Gegenwart — und die Beispiele dafür sind Legion — nie mehr als eine „Saison“ sein kann. Die Postmoderne scheint in dieser Hinsicht mit seiner narzischtischen Leidenschaft fürs Zeitgenössische und für die Gleichzeitigkeit von allem mit allem immer mehr, wie Ossola sie definiert, zu einem „Altkleiderschrank“ herunterzukommen.
   Das Problem ist, wie man die Tradition studieren soll; um die verschiedenen Stücke des Diskurses zusammenzufügen, erschient es mir äußerst nützlich, nach Zeiträumen und nicht nach Nationen zu verfahren. Studien zur Renaissance, zum Barock, zur Aufklärung, zur romantischen Literatur und zur Moderne, die die Territorien von Rußland bis zum Altlantik überschreiten, würden uns eine vollkommen andere Sicht der europäischen Literaturen gewähren. Aus einer komparatistischen, an die historische Periodisierung gebundene Analyse würden auch die Beziehungen zwischen den Haupt- und den sogenannten untergeordneten Strömungen, die häufig große Überraschungen in sich bergen, klarer hervortreten — man denke an Franz Kafkas Einfluß auf die europäische Literatur des 20. Jahrhunderts — Überraschungen, die nicht verständlich werden würden, wenn man jene Autoren nur in ihrem nationalen Bezugsrahmen betrachten würde. <

> Europa, das neue Realitäten in sich aufnimmt, stellt heute eine viel größere Vielseitigkeit an Sprachen und Traditionen dar. Wird diese Ausweitung eine Bereicherung oder eine Schwächung der Europäischen Union?

> AMALFITANO: Ich denke, ein integratives Panoramo der europäischen Literaturen zu zeichnen, wird für die zukünftigen Studenten unserer Universitäten einfacher sein, als das Problem des sprachlichen Pluralismus in der EU zu lösen, wo der Gegensatz zweier unvereinbarer Instanzen aufeinander stößt: a) die ökonomische und funktionale Notwendigkeit, eine oder wenige gemeinsame Sprachen zur Arbeit und Kommunikation zu haben; b) die Notwendigkeit jedes Volkes, jeder Tradition, jeder Literatur, sich in ihrer eigenen Sprache auszudrücken.
   Der Reichtum der europäischen Sprachen und Sprachfamilien ist sehr alt und hat zu keiner Zeit die Intensität der Tauschbeziehungen jeder Art beschränkt, noch glaube ich hat er die Anzahl der Konflikte beeinflußt, die die Geschichte des Kontinents charakterisiert hat. Ich denke vielmehr, daß die Sprachen so bleiben werden, wie sie immer waren, mehr oder weniger offen, imstande zu bewahren und sich zu erneuern, aufzunehmen und auszuschließen, beugsame Instrumente, die „sich biegen, aber nicht zerbrechen“. <<