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TRISTANO MOURE

Antonio Tabucchi’s sentimental historical novel with autobiographical character

   | Luca Gualtieri (Milano). Un uomo sta per morire.
   È vecchio. È solo. È triste, Tristano.
   Uno scrittore vorrebbe dedicargli un libro e posa uno sguardo curioso ed impudico sulla sua agonia.
   Oltre a loro, la Frau, figura femminile che aleggia, Madre forse o forse Lei, la Consolatrice, la Morte; assiste il malato, scioglie i lacci che lo legano alla vita e, di quando in quando, recita vecchie liriche tedesche, che accompagnano, con cullante melodia, il dolore. Tristano non racconta, ricorda; anche se lucide, le sue memorie si accavallano nell’anticamera della coscienza, destando sentimenti contrastanti: rabbia, rimpianto, nostalgia, amore. Sono le memorie di un uomo sconfitto, che anela ad un’innocenza perduta, ad un sogno naufragato nel fortunale della storia e della vita.
   Durante la guerra, ad Atene, Tristano si ribella, uccidendo un ufficiale nazista; poi trova rifugio presso Daphne, una giovane, misteriosa greca, che lo nasconde per una notte, lo sfama e suona per lui la Rosamunde di Schubert. Tristano la osserva, in silenzio, decide di chiamarla Mavrì Elià, per i suoi occhi scuri come olive nere; Tristano la ama perché sa che non gli appartiene: Mavrì Elià non appartiene a lui e al suo tempo impazzito, un tempo in cui i traditori diventano eroi e la chiacchiera (il pippopippi) impera sovrana.
   Dopo quella notte, la vita di Tristano ricomincia; torna in Italia a combattere per un rinnovamento che resterà utopia; viene coperto di onori da governi che disprezza; ritorna in Grecia per trovare la libertà e si imbatte in una nuova dittatura; ama donne che lo deludono; è solo e invecchia.
   Ma il ricordo piú amaro è un altro.
   Un giorno, durante un viaggio in automobile, Tristano vede una cagna, sul ciglio della strada; magra, malata, morente; la prende con sé e la porta lontano, perché vorrebbe salvarla, vorrebbe trovare un rimedio a quella sofferenza, che poi è l’assurdo della vita.
   Ma la cagna muore. E adesso anche Tristano sta morendo, e il significato di tutto questo insensato dolore sfugge.
   Tabucchi (è forse lui il silenzioso scrittore?) ci regala un testo di rara intensità; Tristano muore è uno sguardo disincantato, una confessione frammentaria ma coerente sul nostro tempo; romanzo storico, autobiografico, esistenzialista, erotico, neorealista, postmoderno, sperimentale questo capolavoro sfugge alle banali categorie per imporsi al lettore con un’inedita forza espressiva.
   Ma si tratta soprattutto di una riflessione sul valore della letteratura: è possibile raccontare una vita? C’è fedeltà tra prosa e dato biografico? Oppure l’arte è una menzogna gratuita che maschera la vacuità dell’esistenza? Queste le domande poste da Tabucchi, senza che si prospetti la possibilità di una risposta.


  Tristano muore, Feltrinelli 2004