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...SE PROPRIO NON VI VA DI ESSERE SCONDI

Lowering the standards in Higher Education can make everybody be the best

   | Rossana Caroleo (Genova). Una semplice questione di secondi. Quelli sufficienti a trasformare il sorriso d’ordinanza sul volto dell’aspirante Miss, in una maschera contratta fatta di odio e delusione. O forse sono i secondi che separano il primatista dei 400 metri dal secondo classificato o quelli necessari al candidato per rendersi conto che quel posto di lavoro per cui aveva affrontato test, prove e selezioni in realtà è stato assegnato ad un’altra persona. Magra ed infelice è la consolazione che spetta a chi, per poco, pochissimo a volte, vede allontanarsi la corona d’alloro del vincitore, i flash dei fotografi, i microfoni per le interviste di rito. Il fatto è che spesso il pensiero ossessivo di chi arriva primo dopo il primo, non ha i toni della soddisfazione e dell’appagamento per un risultato che, pur non sapendo di vittoria, potrebbe comunque essere soddisfacente. Al secondo classificato, vero sconfitto in questi anni di rampantismo diffuso, preda della recriminazione e travolto dalle giravolte dei se e dei ma, restano infatti poche e collaudate vie: la prima consiste nel medicare l’orgoglio ferito, raccogliere l’energie e sfidare il vincitore al motto di chi la dura la vince; la seconda, è essenzialmente un ritirarsi a vita privata, passando il resto dei propri giorni a guardare vecchie foto, a meditare su errori, elucubrare su favoritismi, giudici corrotti, esaminatori prezzolati.
   Tuttavia, leggendo senza neppure troppa attenzione le traiettorie prese da alcuni eventi in questi ultimi anni, sembrerebbe di poter intravedere una terza via —l’ennesima—, in grado di dare una speranza a coloro che quel secondo posto proprio non lo gradiscono. L’idea è semplice: salire sul carro del vincitore è una gioia troppo grande? Eccovi accontentati, non occorre faticare, sudare, passare notti insonni; sarà sufficiente trasformare il carro in una piattaforma, addolcire i criteri, abbreviare i percorsi, cambiare i parametri ed il gioco è fatto. Basta guardarsi attorno, il meccanismo è già perfettamente collaudato. Prendiamo la nostra cara Italietta, in quanto evoluto paese del primo mondo, leader politico ed economico, era chiamato a sfoggiare tra le proprie credenziali un numero di laureati ben maggiore di quello scarno e risicato 10%, mostrato controvoglia in occasione di meeting ed incontri internazionali. Che fare, allora? Un’idea poteva essere quella di condurre studi e ricerche finalizzati a comprendere e ad affrontare le problematiche connesse alla dispersione degli studenti ed all’elevato numero di fuoricorso; un’altra via poteva essere quella di elaborare misure volte a favorire il diritto allo studio. Ebbene non un solo euro è stato sprecato in questa direzione, tecnici e professionisti del Ministero hanno astutamente attuato il meccanismo di cui sopra: servono piú laureati? Sarà sufficiente abbreviare il percorso che porta al conseguimento della laurea. Poco importa se in un tempo minore potranno essere apprese minori conoscenze o acquisite minori competenze, il numero dei dottori è aumentato e questo significa che l’obiettivo di partenza è stato centrato.
   Esempi di questo tipo se ne trovano moltissimi: dagli sportivi dopati per correre piú veloci e saltare piú lontano; ai politici liftati per sembrare piú giovani e vincenti; sino ad arrivare agli industriali di casa nostra che gonfiano i bilanci per quotarsi in borsa e poi chiedono scusa a reti unificate.
   Occorre essere attenti, prestare la massima attenzione a ciò che è ed a ciò che appare ed accettare il fatto che non tutti possono arrivare primi e che a volte essere secondi può riservare soddisfazioni insperate.
   A proposito se vi capitasse di giocare a Trivial Pursuit e di ottenere lauree su lauree senza il minimo sforzo non pensate di essere dei geni, hanno semplicemente cambiato le regole: domande piú facili e percorso piú breve... ci sarà forse lo zampino dei consulenti del MIUR?