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UNIVERSITÀ BY NIGHT

Is Milan able to catch up with international standards and customs? Something to start with: A plea for longer opening hours of the university and its libraries

   | Luca Gualtieri (Milano). Da qualche mese, alla Statale di Milano, ci poniamo una domanda: perché un polo universitario europeo con centinaia di stipendiati, decine di migliaia di iscritti e una superficie complessiva pari alla reggia di Versailles, chiude i battenti al crepuscolo? — Nessuna risposta. Oltre al disagio di studenti e ricercatori, il risultato di questa politica è la disaffezione verso il luogo e il progressivo sgretolamento della comunità; laddove non sussistono convivenza e condivisione, non può darsi una comunità.
   Chi scrive ha scoperto che all’Università di Economia di Bolzano le aule studio restano aperte fino a notte fonda; a Copenaghen, le biblioteche sono accessibili a ogni ora e la sorveglianza è affidata a tesserini magnetizzati; a Taiwan, praticamente, non c’è orario di chiusura.
   Parrebbe che ovunque sul globo terracqueo l’Università non subisca limitazioni temporali e che gli studenti affollino le sue strutture 24 ore su 24.
   Non solo; quando abbiamo chiesto ai nostri Superiori di tenere aperta almeno una biblioteca, ci è stato risposto che l’Ateneo non può permettersi di pagare un dipendente e tre studenti per la sorveglianza; eppure, solo per citare un esempio, il nuovo sito web è costato all’Università oltre 500.000 euro! Questa considerazione è importante, perché troppo spesso nella nostra ingenuità attribuiamo le deficienze del sistema universitario a carenze pecuniarie.
   Ci domandiamo, dunque, se l’impasse sia solo economico o, anche e soprattutto, psicologico: non sarà questa l’ennesima prova di immobilismo e di sfiducia verso i piú banali cambiamenti?
   Si teme, forse, che gli studenti saccheggino, rubino, stuprino con il favore delle tenebre? E sia, ma li si metta almeno alla prova, poiché la coscienza civica non nasce dai divieti ma dal responsabile esercizio della propria libertà; sottovalutare dei ventenni, trattandoli come mocciosi incoscienti, non mi sembra renda un buon servizio alla loro maturazione etica e professionale.
   Siamo in un periodo di grandi cambiamenti per l’Università italiana e la parola Riforma aleggia sulle labbra di tutti; pertanto, cari Riformatori, date a questa retorica un risvolto pratico e non spaventatevi se le misure prese saranno inedite: c’è sempre una prima volta.