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AI CONFINI

When travelling Europe prompts you out of your old patterns — first stop: Romania


   | Arianna Lanci (Bologna). La prima volta è stato un incontro colorato con un gruppo di bambini poveri, chiusi nel proprio quartiere come nel grembo di una madre avara e generosa insieme: i Mondial, nella periferia di Lugoj nel cuore del Banato, regione del Sud-Ovest della Romania e ponte della frontiera orientale verso la ricca Europa Centrale. Creare momenti di socialità destinati ai bambini è stata l’occasione che mi ha spinto ad incontrare quest’eccedenza urbana sconosciuta a tanti tra gli stessi abitanti della cittadina.
   Lo spazio nelle case è praticamente assente, una stanza e niente bagno, non c’è acqua se non qualche fontana distante lungo la strada, d’inverno immagino ci sia calore per i corpi che stretti vivono in un unico ambiente cosparso di tappeti, com’è usanza. Poi fuori poco lontano dai filari delle abitazioni un campo enorme dove pascola qualche animale e il cielo sopra è ampio, di notte nero di stelle fitte. Uno spazio sterminato in cui correre all’infinito e ridere di cuore.
   I bambini giocano per la strada, nell’erba, accanto a cumuli di spazzatura lasciati ad aspettare chi li brucerà, e poco piú in là delle strutture fatiscenti in cui vivono le famiglie si trova una grande e moderna industria di mattoni, dove gli adolescenti piú fortunati lavorano o lavoreranno.
   Di tanto in tanto qualche macchina attraversa lo stradone che separa i due lati su cui si dispongono le case, un gran polverone, e i gruppi di oche si spostano al suono dei clacson. I carri trainati da cavalli vanno e vengono dal fondo della strada, tornano dal lavoro nei campi, si dirigono in paese.
   Osservare... Non sono riuscita a farlo. Il desiderio di immergermi in tanta diversità mi ha tolto e dato il respiro profondo, la scoperta di un tempo che scorre secondo ritmi altri, il colore della miseria, le persone. E l’odore lo si percepisce già quando si è ancora lontani, è appiccicoso e vecchio, come qualcosa di ammuffito da un tempo remoto dunque prezioso.
   Come fosse elettricità che corre di corpo in corpo, la vita eccessiva che trabocca il limite di una ristrettezza materiale appariscente mi ha contagiato. La realtà si mostra sfacciata in tutta la crudeltà in tutta la bellezza. Non c’è filtro che mantenga una distanza nell’approccio alle persone, alle cose, una sensazione d’immediatezza tattile, la confusione del bene e del male che si compenetrano.
   I bambini aspettano l’estate ogni anno perché sanno torneremo a farli giocare, ad annullare la distanza geografica con una vicinanza umana piú radicale. Libertà di viaggiare: relativizzare lo spazio, mantenendo però la percezione intensa e spesso dolorosa del cambiamento,come doppio irriducibile del movimento. Il trionfo di un divenire temporale che coinvolge esseri umani incarnati nello spazio ma capaci di sradicarsi seppure momentaneamente da un bagaglio di certezza e senso vincolante e rassicurante.