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VIZI E VIRTÙ

Italiani in Europa. Studenti e turisti? Due mondi opposti

   | Leonardo De Micheli. Chi si reca in Europa per studiare ha delle motivazioni all’apparenza molto simili a quelle di chi ci va da turista. In verità la ragione ludica del viaggio è solo uno scopo minore che viene sovrastato da stimoli piú virtuosi. Il giovane italiano che va a studiare all’estero ci va per sentirsi indipendente e questo lo responsabilizza al momento del contatto con una cultura diversa dalla sua. Mentre il turista, soprattutto se in gruppo, non si preoccupa di integrarsi con lo popolazione del paese visitato, lo studente ha come proprio scopo l’inserimento in una società che lo ospita ma che non gli appartiene. E questo lo porta a cercare di essere rispettoso verso gli indigeni che sono i veri insegnanti di chi vuole apprendere non solo la lingua, ma un modo di vivere e concepire la vita differente dal proprio. Questo non significa che lo studente italiano sia, fuori dai confini nazionali, un santo. Ma mentre i turisti si sentono italiani solo all’estero (in Italia imperano i vari campanilismi), lo studente italiano si comporta piú da europeo che da italiano: anche i vizi e le virtù sono piú europei che italiani. Diciamo, per usare una parola recentemente molto inflazionata, che anche lo studente è frutto della globalizzazione. L’importante è che questo processo non porti ad un appiattimento delle culture, ad una cultura egemone che cannibalizza le differenze. I vizi e le virtù dei vari popoli sono una ricchezza che non va scambiata con la falsa giustificazione dell’integrazione tra popoli. Le differenze, da che mondo è mondo, sono state sempre un patrimonio dell’umanità. Il nuovo motto dell’Unione Europea “Uniti nelle diversità” deve essere il faro della futura integrazione politica europea e gli studenti devono essere i protagonisti di questa trasformazione.