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VISTA DA FUORI

L’Italia osservata dall’estero. Da una italiana

   | Chiara Piraccini Vacanze: coincidono con il ritorno nella madrepatria, nella condizione di emigrante di lusso, di quelli che hanno studiato e fanno parte della comunità europea... e che scelgono liberamente di espatriare per assaporare la dimensione di un lavoro decente, sai quella cosa per cui ti pagano in modo che si riesca a starci dentro con l’affitto, e che magari rischia di avvicinarsi alle tue aspettative... quella che proprio in Italia non si riusciva a scovare da nessuna parte. D’altronde da qualche parte si deve pur iniziare, e a qualche cosa bisogna pur rinunciare.
Rinuncio per un po’ all’Italia, pur continuando debitamente ad amarla e odiarla in egual misura. Anzi, con maggiore intensità, come si usa nei rapporti a distanza.
Stavolta ho scelto proprio di rinunciare agli aggiornamenti, ai resoconti telefonici di quello che succede, a cercare l’edicola in cui vendano il quotidiano nostrano. L’Italia vista da fuori, distorta dalle lenti di un cannocchiale. L’Italia ascoltata nei discorsi di quelli che non ci sono invischiati.
Basterebbe la pubblicità che la Martini manda in giro: “Viva la vita!” Questo lo slogan che accompagna tre tipi abbronzati e griffati che escono al tramonto in barca. Gente di classe! Italia: Bengodi del lusso e del saper vivere. Italia: panfili e pret à porter. E quello strano presidente del consiglio, che ora se ne esce pure con un disco... simpatiche canaglie, santi, poeti e navigatori: un piccolo dominio dell’assurdo dove tutto ha un sapore di aneddoto, tutto è possibile, dal decreto salvacalcio a Daniela Santanchè.
Si assottigliano i toni seri quando si commentano i fatti italiani, le espressioni si colorano di una divertita malizia.
Quanto è irritante vederci dipinti come delle macchiette... per poi quando torni (e ti senti come quando nei film ti svegliano da qualche parte dopo un periodo di ibernazione), constatare che effettivamente il numero di persone che gira per strada appesa a un cellulare è impressionante, e rendersi conto con un certo smarrimento che l’unico evento in grado innescare il conflitto sociale e mandare in crisi il governo in carica è l’inizio del campionato. Oddio! La realtà supera la macchietta! Dite un po’: com’è che ci siamo arrivati fino a questo punto? — E cosa succede oltre questo punto?