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MA CHE BELLE PAROLE

   | Cosí parlò Berlusconi — Il premier italiano rivela alla yellow press tedesca “BILD” com’è diventato miliardario.

> Quest’anno saranno circa otto milioni i turisti tedeschi nel suo paese. Qual è il messaggio che rivolge loro?

> Come sempre benvenuti, quest’anno piú che mai. <

> Ha mai trascorso le vacanze in Germania?

> Purtroppo no. In vita mia non ho mai fatto vere e proprie ferie. Sono sempre stato molto occupato dalla mia attività, anche da studente ho sempre lavorato, anche durante le ferie perché mi servivano i soldi per pagarmi gli studi. L’unica vacanza che ricordi è stato un periodo di ferie alla Sorbona per frequentare dei corsi. In ferie ho sempre lavorato. Ma naturalmente sono stato molte volte in Germania ad esempio per assistere alle partite della mia squadra, il Milan. Anche per lavoro mi sono recato spesso nel vostro paese, e ho visto città come Monaco, Francoforte e Brema. Cosí ho conosciuto la Germania. <

> Che cosa apprezza soprattutto nei tedeschi?

> L’impegno sul lavoro, la serietà, la laboriosità, la costanza nelle loro opinioni. <

> E che cosa apprezza di meno?

> (ride) Non voglio fare altre gaffe. Glielo dirò alla prossima intervista. <

> Che cosa possono imparare i tedeschi dall’Italia?

> In Italia per la frenesia dei miei ritmi lavorativi vengo considerato quasi un tedesco, anche perché sono di Milano, la città in cui si lavora di piú. Alla domanda di alcuni scolari su quale fosse la ricetta del mio successo, ho risposto, lavorare, lavorare, lavorare. Sono quindi quasi un tedesco. Quello che contraddistingue noi italiani è forse il dono della fantasia, la nostra creatività. È grazie ad essa che siamo riusciti a fondare nel nostro paese cinque milioni di imprese. Esistono da noi paesi e cittadine in cui da soli 14 abitanti nasce un’impresa. Succede solo in Italia. <

> Quale autore tedesco apprezza in particolare?

> Ho frequentato il liceo classico e concluso gli studi in giurisprudenza, quindi ho una formazione classica. Per me il maestro della poesia tedesca è quindi ovviamente Goethe. Apprezzo naturalmente tutti i filosofi tedeschi, da Nietzsche a Kant. Devo però confessare che pur essendo proprietario della maggiore case editrice italiana da forse vent’anni non leggo un romanzo. <

...

> Che cosa lega in particolare i tedeschi agli italiani?

> Ci unisce da tempo un’idea comune di Europa. Non vogliamo una fortezza da sorvegliare ma un paese aperto, che aspiri alla crescita, al benessere, all’ampliamento delle libertà civili e alla pace. La storia ha insegnato ai nostri popoli che con la pace tutto è possibile e che la pace e la democrazia cono inscindibilmente collegate. <


| estratti dalla traduzione di Emilia Benghi del 4 agosto 2003 citati col gentile permesso della “Repubblica”