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TELESTREET, FUORI CANALE

La tv fai-da-te per farsi sentire

   | Italo Vazzana. In un periodo particolare per l’Italia, dove la persona che detiene il potere politico è la stessa che detiene anche il potere economico ed ancora la stessa che accentra tra le proprie mani il potere mediatico (forse il piú importante) il minimo che i cittadini possano fare è richiedere una seconda voce, desiderare almeno una seconda prospettiva dei fatti, pretendere almeno un’altra opinione; il massimo, invece, è rappresentare in prima persona quest’altra voce, farsi sentire direttamente.
   Da questa considerazione nasce Telestreet, un organizzazione di televisioni libere, tv fai da te, che trasmettono anche solo a livello condominiale, e che occupano le frequenze lasciate libere dai “pesci grossi”, le reti nazionali.
   I primi a trasmettere sono stati i bolognesi di OrfeoTV, che dal 21 giugno 2002 occupano i buchi di frequenza, i “coni d’ombra” come li chiamano loro, di MTV. Dopo di loro la proliferazione è stata continua e si è arrivati a piú di venti stazioni televisive in tutta Italia. Telestreet, come si legge nel suo manifesto (consultabile sul sito www.telestreet.it), vuole essere il punto di riferimento, la redazione interdipendente e interattiva, il coordinamento e l’aiuto per chiunque volesse far nascere una sua televisione di strada, che, come sottolineano i fondatori, è legale, o meglio, illegale ma costituzionale. Questo perché le tv di strada non rispettano la legge Mammì del 1990, che permette la trasmissione televisiva solo dopo concessione governativa, ma si appellano all’articolo 21 della costituzione, quello della libertà d’espressione del pensiero, e aggiungono loro, soprattutto in un tempo in cui il proprio pensiero rischia di essere soffocato da un’unica voce e il pluralismo mediatico scompare dal vocabolario. Inoltre per mettere su una tv di strada non servono capitali grossi come montagne: OrfeoTV è nata con una spesa di circa 1000 euro.

| vedi anche Basta guardare di Lucrezia Cipitelli, W|O nº1, p. 6