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IRAN ANNO ZERO

   | Emma Farnè. Siediti per un attimo. Immagina di dover scappare ora dall’Italia, di dover andare a vivere da esiliato in un altro paese di vivere ogni giorno nel terrore che ti scoprano, ti rapiscano e ti facciano sparire. Sei un ragazzo? Immagina di avere costantemente paura di essere rapito per strada e torturato all’inverosimile, senza che i tuoi sappiano dove sei. Sei una ragazza? La possibilità di scappare da sola è quasi nulla, perché ora in Iran le donne non possono neanche parlare con un amico al telefono: due mesi fa una ragazza per questo è stata fucilata dal fratello, per “salvare l’onore della famiglia”. Gli uomini finiscono sotto tortura, di quelle da inquisizione. Perché? Un giorno ho incontrato all’università un ragazzo, uno studente come tanti, che davanti a un caffè mi ha raccontato una storia di quelle che si sentono solo al telegiornale. È iraniano, un esiliato, venuto a vivere in Italia per salvarsi la pelle. Tanti anni fa, ventiquattro, la sua famiglia viveva ancora in Iran, e lo scià di Persia era ancora sul suo trono. Dariush mi racconta che lo scià aveva cercato di risollevare il paese economicamente, nazionalizzando il petrolio, fondando università, attraverso un’impostazione di tipo occidentale ma sempre salvaguardando la cultura persiana. L’Iran era il quinto paese al mondo per ricchezza. Gli occhi di Dariush si illuminano quando gli chiedo di come era fatta la loro bandiera. Qualcosa però cambiò: la rivoluzione bianca era in atto da anni, la ricchezza veniva gradualmente ridistribuita e nel 1979 gli intellettuali e i militanti di sinistra riescono a mandare al potere un islamico, Khomeini, appoggiato dagli Stati Uniti, nella speranza di una repubblica, che seppur islamica era sempre repubblica. Lo scià decide a malincuore di lasciare la propria terra pur di non reprimere la rivolta nel sangue. Le cose però non vanno come era stato promesso. Quelli che avevano appoggiato Khomeini spariscono senza che nessuno sappia dove, o vanno in esilio. Dariush a questo punto del racconto diventa triste. Da ventiquattro anni le persone sono rapite per strada anche senza motivo, torturate, uccise, la cultura persiana completamente calpestata, e qualsiasi diritto civile o garanzia giuridica cancellati. Nessuna garanzia, solo il terrore. Le ragazze, come te che magari stai leggendo ora, sono coperte con veli dalla testa ai piedi, chiuse in casa, lontano da sguardi “indiscreti”. Vietato truccarsi, vietato scegliere i propri vestiti, vietata qualsiasi cosa che possa “turbare l’animo maschile” (anche gli occhiali da sole!). Se camminano per strada con il loro padre ma senza il documento che lo accerta vengono ammazzate. Chiunque si opponga a questo stato di terrore sparisce, e se i familiari chiedono dove, spariscono anche loro. I bambini sono rapiti, i loro organi presi per essere venduti al mercato nero, e a casa ricevono visite di persone che chiedono loro perdono con il Corano in mano. Gli studenti stanno protestando da mesi, venendo massacrati a calci nei dormitori, nelle strade, ma chi se ne occupa? Dariush mi spiega che gli interessi a livello internazionale sono molto complicati. Gli stessi Stati Uniti hanno un atteggiamento ambiguo, Colin Powell non intende intervenire perché secondo lui il governo attuale è stato eletto democraticamente. Dariush mi dice che le elezioni sono state truccate. Kofi Annan, dopo aver ricevuto una lettera degli studenti iraniani, afferma che “le cose sono sotto controllo”. Avreste dovuto vedere la faccia di Dariush, che mi spiega che tutti hanno rapporti commerciali con l’Iran e nessuno è interessato a romperli. Bush invece appoggia la rivolta degli studenti, però “non manda i soldati come in Iraq e fa finta di non capire che i terroristi sono altrove”. Io stessa rimango sconvolta alle foto che Dariush mi fa vedere su un sito internet, di persone trattate peggio di animali, con torture innominabili, con la sola colpa di essere contro la “teocrazia islamica”, governo tenuto da capi religiosi non eletti che considerano l’Islam l’unica legge. Il petrolio è merce buona per tutti. Ma le vite umane? Perché nessuno ne parla? Sono ragazzi quelli che protestano, come me, come te.