on line
workout 01
 
rubriche
special
 
 
special
the difficulty
bologna process
lo spazio europeo...
what’s gats?
il diritto dei mercanti
euro student report
essere europa
l’università: povera o privata?
l’istruzione è un bene comune
il sistema di crediti dell’ects
dalla sorbona a berlino
links utili
      
L’UNIVERSITÀ — POVERA O PRIVATA?

   | Filippo Panza / Minelli. “Nel corso degli ultimi 10 anni —afferma la commissaria europea alla cultura Viviane Reding— la spesa nel settore universitario non è cresciuta in nessun paese a fronte delle immatricolazioni”. Questa autorevole dichiarazione sintetizza la preoccupazione degli atenei europei che, se da un lato vedono crescere il numero di studenti dai circa 9 milioni dei primi anni 80 agli oltre 12,5 milioni del 2000, dall’altro devono fare i conti con fondi pubblici e privati notevolmente insufficienti. I dati piú recenti indicano, infatti, che le 3300 università europee ricevono dal settore privato un contributo pari allo 0,2% del prodotto interno lordo, mentre in Giappone raggiunge lo 0,6% e negli USA addirittura l’1,2%, nonostante il ridimensionamento a favore del settore militare per gli eventi bellici successivi all’11 settembre.
   Ma le note piú negative vengono naturalmente dal settore pubblico, che impiega a livello europeo in media l’1,9% del proprio Pil in favore delle università. L’Italia in quest’ambito è ultima tra gli ultimi, con una spesa complessiva pari allo 0,84% del Pil e chiude la classifica Ue anche per il numero di ricercatori impegnati nel mondo accademico (solo 2,6 ogni mille lavoratori) e i dottorati di ricerca assegnati nelle università (0,16 ogni mille abitanti). La commissaria europea Reding ha proposto sgravi fiscali a favore delle fondazioni che istituiscono borse di studio e finanziano gli istituti di ricerca degli atenei. Ma è questa soltanto la versione “leggera”? Visto che per stessa ammissione della Commissione Istruzione dell’Ue “è estremamente improbabile riuscire a colmare il divario sempre crescente ricorrendo esclusivamente a fondi pubblici”? La necessità che si pone è quella di “trovare nuovi modi per aumentare e diversificare le entrate delle Università” (Comunicazione alla stampa, 5 febbraio 2003). Quindi la tentazione della privatizzazione delle Università potrà essere sempre piú forte. Per rimanere in Italia, segnali in questo senso provengono, ad esempio, dall’articolo 22 della Finanziaria 2003, laddove si consente la trasformazione degli enti pubblici e quindi anche le Università in “Fondazioni di diritto privato”.