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BOLOGNA PROCESS

Dubbi e pericoli

   | Fabio Santelli. L’appello alla costituzione di un “Europa delle conoscenze”, intesa come “insostituibile fattore di crescita sociale ed umana” e strumento per la promozione di una diffusa mobilità degli studenti all’interno della Comunità, proclamato nella Dichiarazione di Bologna, nasconde al proprio interno un progetto che apre la strada ad un processo di mercificazione dei sistemi formativi in cui l’Europa intende occupare un nuovo e importante ruolo.
   Infatti se da una parte manca qualsiasi accenno a concrete misure che rendano effettivo e democratico l’accesso all’istruzione universitaria e la possibilità, per tutti, di poter effettuare soggiorni-studio all’estero; dall’altra è evidente una concezione materialistica dell’educazione vista essenzialmente come un prodotto da vendere. L’istituzione di un soggetto come il CRE-ERT (European University-Industry Forum), che sancisce l’unione tra la Conferenza dei Rettori dell’Ue (CRE) e la Tavola Rotonda degli Industriali Europei (ERT), rivela in modo significativo il profondo intreccio tra potere economico e mondo universitario che sta influenzando pesantemente sulla natura delle riforme in corso.
   Il sistema a due cicli e l’adozione dei crediti (l’ECTS vedi l’articolo) prospettati a Bologna e recepiti in Italia dalla riforma Berlinguer, sembrano infatti rispondere a precise esigenze del mondo economico che auspica una riduzione della durata degli studi e un ri-orientamento dei contenuti formativi verso i bisogni del mercato. Le lauree di primo livello sembrano essere concepite al solo scopo di introdurre nel mercato del lavoro piú gente possibile, il piú presto possibile ma con un titolo dal valore inferiore rispetto a quello del vecchio ordinamento; questo a tutto vantaggio delle aziende che potranno servirsi di personale qualificato a basso costo. Il sistema ETCS di trasferimento crediti, frammentando il percorso formativo in moduli, rende invece possibile il mercato mondiale dei servizi educativi auspicato dal WTO. Questo mercato vede, al momento, come soggetti dominanti paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda.
   L’obiettivo principale e dichiarato del “processo di Bologna” è l’accrescimento della competitività a livello internazionale delle università europee. Alla luce degli accordi GATS in via di definizione, il business dell’istruzione universitaria e della formazione per adulti rappresenta una torta troppo appetibile per le imprese private del settore che già da tempo si sono attivate per premere sulla Commissione Europea affinché inserisca, tra i servizi da aprire al mercato, l’istruzione. D’altronde il processo di mercificazione dell’educazione è già una realtà in quei Paesi a cui Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale hanno imposto i loro piani neoliberisti di ristrutturazione. L’obiettivo è quello di estendere questo modello anche da noi: l’OCSE delinea un prossimo futuro in cui l’unico ruolo dello Stato sarà quello di garantire l’accesso all’educazione solo per gruppi marginali, persone piú disagiate che non rappresentano un mercato vantaggioso per le imprese e che saranno destinati ad un’istruzione di basso livello che accentuerà la loro emarginazione ed esclusione dalla società.