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THE TURN OF THE SCREW

“...i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze...”
   Art. 34 della Costituzione Italiana


   | Fabio Santelli. La Costituzione tutela il diritto allo studio in quanto elemento di equità sociale e garanzia di uguaglianza delle opportunità. Per rendere concreto questo diritto è stato creato un ente universitario, l’ADISU, attraverso cui è garantita l’erogazione di servizi quali borse di studio, alloggi gratuiti e mense. Da più di dieci anni però, cioè da quando, nel 1989, è stata introdotta l’autonomia universitaria, i fondi a disposizione degli atenei si sono ridotti sempre di più e il diritto allo studio ha subito un notevole ridimensionamento. Ad esempio la carenza di posti letto a Roma, meno di 1500 a fronte di 15000 domande, costringe gli studenti ad indirizzarsi verso il mercato sommerso degli affitti privati con notevoli costi e disagi; il numero di borse di studio a disposizione è sempre più esiguo per cui cresce il numero di idonei non vincitori; la concessione delle mense ad aziende private ha provocato un esponenziale aumento dei costi per lo studente (a fronte di un abbassamento qualitativo del servizio).
   Ma non è tutto: la giunta Storace che governa la Regione ha presentato ad ottobre una proposta di legge che fissa nuove norme per il diritto allo studio universitario. Esse prevedono lo scioglimento delle cinque agenzie ADISU del Lazio che confluiranno in un’unica Agenzia chiamata LAZIODISU. Questa costituirebbe una sorta di società per azioni, in cui il 75% dei capitali investiti saranno privati. Siamo di fronte quindi alla possibilità che il diritto allo studio venga privatizzato. Inoltre è prevista l’apertura dei finanziamenti pubblici anche alle università private e il drastico ridimensionamento della rappresentanza studentesca, in quanto è previsto nel CdA un solo rappresentante per ateneo. Infine la costituzione di un unico ente, concentrando nelle mani del potere politico l’intera gestione dell’enorme quantità di fondi destinati al diritto allo studio, rischia di dar luogo a pratiche clientelari che conosciamo bene. Momentaneamente questa riforma è stata accantonata di fronte alle vibranti proteste degli studenti — ma il disegno di legge, lasciato dentro ad un cassetto, è pronto ad essere ritirato fuori in qualsiasi momento.