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RESISTERE A PARMA

   | B.M. Parma è proprio una bella cittadina per studiare. Il Parco Ducale, il Duomo, la mostra di Parmigianino... Gli studenti, per lo piú fuori sede, vivono sospesi in questa atmosfera a metà tra la cartolina e lo spot della Barilla. Sdraiati nel prato davanti al Palazzo della Pilotta, poco ci si chiede sul perché le tasse aumentano o non ci sono abbastanza alloggi universitari. Anche quando le bombe sono cadute su Bagdad in pochi si sono scossi. Alle assemblee del coordinamento studentesco contro la guerra siamo in pochi.
   Del resto all’interno dell’Emilia Rossa Parma è una città borghese, facile essere contagiati. Ma c’è chi da anni continua a sviluppare percorsi di resistenza. È il caso del Comitato Cittadino Antirazzista. “Una casa contro la guerra” è il nome dato all’occupazione di uno stabile per ospitare una famiglia di macedoni richiedenti asilo. L’alloggio non è un problema solo per gli studenti. L’anno scorso un giovane extracomunitario è morto di freddo. Non aveva un tetto sotto cui dormire. Contro queste realtà il Comitato è in lotta da anni. Tra sgomberi e tagli della luce alcune iniziative hanno buon fine e riscuotono la solidarietà della cittadinanza. è il caso di un’ex scuola in cui da un anno hanno trovato abitazione diversi lavoratori immigrati.
   Sono realtà di cui anche un movimento studentesco deve tenere conto, per cominciare a sconfiggere nel locale l’odio e le contrapposizioni a cui vogliono costringerci a livello globale.