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IL MODELLA “A Y”

Modella Y? De Maio? Moratti? Che vuol dire?

   | Marco Pasciuti. Un doppio percorso dopo una fase iniziale comune: uno per gli studenti che mirano ad entrare subito nel mercato del lavoro e un altro per quelli che vogliono continuare a studiare. È il cosiddetto modello a Y, elaborato da una commissione ministeriale guidata dal professor De Maio, rettore della Luiss, per la revisione del sistema universitario del “3+2”. E non è finita: tra le proposte anche una forte selezione degli studenti e il numero chiuso nei percorsi delle lauree specialistiche. Il tutto, spiega il ministero, per “cambiare il diritto di accesso in diritto al successo”.
   Secondo la commissione, istituita dal ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, il percorso della laurea triennale “dovrebbe prevedere due alternative che si discostano fra loro dopo un primo tratto comune non inferiore a un anno o ai 60 crediti. Da una parte una formazione che mette in condizione lo studente, terminati gli studi, di entrare immediatamente nel mondo del lavoro”. Un percorso in cui saranno compresi stage e tirocini. E per chi, invece, vuole continuare a studiare? Affronterà, si legge nella proposta, “una preparazione piú di base e metodologica che fornisce minori chances per entrare nel mondo del lavoro ma permette di affrontare meglio la selezione” e il successivo corso biennale della laurea specialistica. Una sorta di Castalia di hessiana memoria. Sì, perché forte sarà l’accento sulla selezione degli studenti. “È fortemente auspicabile —prosegue la relazione— che alla fine del tratto comune vi sia un processo selettivo che porti una percentuale sufficientemente ridotta di studenti a seguire il percorso metodologico”. Numero chiuso, dunque, “coerente con le risorse disponibili da parte dell’università”.
   Altra parola d’ordine: competitività degli atenei, che, secondo la commissione, deve essere accettata dalle università “come fatto assolutamente naturale”. Infine, maggiore severità nei controlli di qualità degli insegnamenti.

Commento alla proposta De Maio

   | Andrea Pace, minervarossa. Riteniamo gravissime ed inaccettabili le linee guida contenute nella relazione finale della Commissione ministeriale presieduta dal prof. De Maio. Le uniche parole d’ordine che emergono dalla relazione sono selezione a tutti i costi e differenziazione fra eccellenza e professionalizzazione. La dichiarazione esplicita di voler utilizzare lo strumento del numero chiuso per misurare l’accesso alle specialistiche (in modo da determinare aprioristicamente una “percentuale sufficientemente ridotta di studenti alle specialistiche”, “coerente con le risorse disponibili per assicurare l’alta qualità dei risultati”), così come la separazione nettissima fra il percorso professionalizzante e quello per “gli eccellenti” senza possibilità di passaggio fra i due, rappresentano la negazione del diritto allo studio e la volontà di riprodurre un vecchio modello di Università elitaria e classista.
   Nella relazione si dichiara che l’obiettivo è quello di “cambiare il diritto all’accesso in diritto al successo”, ma quest’obiettivo non si raggiunge creando barriere selettive che impongano due percorsi separati così da garantire il “diritto” al “successo” solo agli “eccellenti”. Per garantire il diritto allo studio ed il diritto al successo occorre potenziare la risorse già esistenti, migliorare la qualità della didattica, garantire la mobilità. Inoltre non siamo in grado di sostenere un perenne periodo transitorio che rende precari gli studenti nelle proprie scelte: chiediamo quindi il mantenimento di un titolo triennale che possa allo stesso tempo essere spendibile nel mondo del lavoro e offrire una preparazione culturale completa, permettendo agli studenti di scegliere in itinere se intraprendere la laurea specialistica. È necessario quindi che vengano attivate al piú presto tutte le lauree specialistiche promesse al momento della programmazione del nuovo ordinamento, permettendo agli studenti di completare il percorso di studi che avevano individuato. Non accettiamo piú questo stato di crisi per cui i tagli del Governo e il Bollino Rosso del Ministro impediscono di portare a compimento i percorsi pensati dagli atenei.