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SONO PAZZI QUESTI ROMANI! | Monica Marotta, Paolo Fonzi. Un esiguo numero di studenti stranieri iscritti alla TUSMA usufruisce in Germania di una borsa di studio del progetto Erasmus-Socrates. Il motivo di un tale desiderio di operosità è evidente: le somme stanziate dallUnione Europea sono troppo misere per sbarcare il lunario e le difficoltà che ne conseguono costringono al sacrificio di parte dellattività speculativa in vista di un guadagno. Ma gli impedimenti economici non sono i soli, a questi si aggiungono quelli derivanti da un adattamento al diverso sistema universitario e ai percorsi burocratici connessi: il primo mese di soggiorno in terra straniera rischia di risolversi in una peregrinazione tra un dedalo di uffici; gli ostacoli si moltiplicano poi nel caso in cui i sistemi didattici del paese di provenienza e di arrivo siano molto differenti. È il caso degli italiani le cui università sono organizzate in modo assai diverso da quelle tedesche. Comprendere la struttura di un corso di studi universitario in Germania è abbastanza complesso per uno studente italiano chi scrive lo ha verificato di persona per il quale lo sudio consiste nella preparazione di un certo numero di esami (in molte facoltà non è prevista neanche la frequenza obbligatoria). Questi, il piú delle volte, prevedono un colloquio della durata di unora circa che può riguardare tutti i temi relativi alla materia di esame (un esame di Storia della filosofia richiede una preparazione che spazi da Talete a Nietzsche!). È ovvio che le conoscenze dello studente si limitino a una scelta di nozioni poco problematizzate e che la formazione culturale complessiva ne sia danneggiata se non viene supportata da esperienze intellettuali extrauniversitarie. Insomma luniversità può rendere piú fruttuosi metodi di apprendimento acquisiti in altro modo ma fa poco o nulla per lo sviluppo di questi stessi metodi. Di contro lo studio in Germania, differenziando le esperienze formative (Protokoll, Hausarbeit, Referat), stimola maggiormente lo sviluppo dei propri strumenti cognitivi, soprattutto mette lo studente di fronte al compito di organizzare una ricerca, di problematizzare un tema e delinearne i contorni. È evidente che un tale modello di studio che sconta, a nostro parere, difetti nella completezza e nellomogeneità dei contenuti risulti di difficile approccio per lo studente Erasmus non adeguatamente preparato nel proprio paese. Se i generosi intelletti dei docenti che si occupano della coordinazione dello scambio donassero una minuta parte del loro tempo alla preparazione propria e degli studenti al sistema di studio che essi incontreranno allestero, ne trarrebbe giovamento lo stesso sviluppo del progetto. Questo consiste, a nostro avviso, proprio in una messa a confronto degli Erasmus con realtà didattiche diverse che devono generare un arricchimento e un ampliamento degli orizzonti culturali. |